sabato, 17 maggio 2008

Nel tempo

Chiara Dattola.

Dopo il lavoro il cielo è coperto, la pioggia picchetta sopra la mia carrozzeria. E sono sceso a comprare le sigarette e quasi sollevato di avere moneta per la macchinetta. Salgo in auto per andare da lei non badando alla stanchezza - fa parte del gioco la stanchezza, non ho motivo di lamentarmi questa sera. La mente è silenziosa e la radio racconta di me con una voce appena un po' stonata. Mi immetto nella strada principale fingendo che la via sia libera. Nel buio il traffico non si vede e le luci dei fanali che attraversano la pioggia potrebbero confondersi con le macchie dei miei occhi umidi. Un'auto lanciata contro di me è costretta a rallentare. Il fischio delle gomme sull'asfalto acquoso si sente appena mentre l'autista mi maledice con le mani. Non è ancora ora di sentire rimorso, la strada la conosco troppo bene e questi spazi che attraverso sono come scarabocchi disegnati per ricordarmi qualcosa. C'è questa angoscia che non scompare la sera ma ti rimane addosso
 

nel tempo. Ogni scelta di ora è il disegno del tuo tempo a venire. Una specie di mappa che ti fai tu da solo. E sarebbe quasi bella questa libertà se non fosse condizionata dalle mani, dal corpo e dallo spazio limitato. Il palazzo sulla destra, il semaforo verde oppure rosso e poi verde, la gente che ti cammina intorno lungo le stesse sempre le stesse direzioni. E un giorno c'è il sole e il giorno dopo magari il sole non c'è, magari piove e ti bagni la testa se non hai l'ombrello. E vorresti correre ma hai il fiato corto, vorresti saltare ma hai le gambe corte oppure talvolta dire qualcosa di insolito ma cosa conta se dici qualcosa di insolito quando comunque qualcuno potrebbe ascoltarti e qualcun altro no. Ed ecco vedi il limite è tutto qui, una faccenda di percentuali che straccia via la verità.

Una volta la verità era una cosa preziosa, da tenere a mente. Ora la verità ha tante facce quante sono le facce con cui ti mostri durante il giorno o durante la notte. Metto la quinta marcia e salgo lungo la strada che mi porta da lei. Un'auto davanti a me si muove con troppa calma. La supero dall'alto, mentre il sole finto di un lampione mi illude che la pioggia sia finita. Qualcuno non è d'accordo. Qualcun altro invece si. Spengo la radio. La voce stonata chiede scusa per avermi dedicato tanta attenzione. Potrei essere in ritardo, per quella cosa. O forse sono in anticipo.

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mercoledì, 06 febbraio 2008

D.missioni

Lewis Trondheim.

Dovresti sentirti, le parole che dici, le cose che pensi mentre non parli. Il governo cade con un rumore prevedibile mentre sei occupato a non occupartene (a). Difficile parlare del presente finché non ne sei uscito. E qualcuno ti chiede un'opinione e rispondi malamente, non hai un'opinione, non ho un'opinione ora, e il silenzio è tutto quel che cerchi mentre non parli. E rispondi che sei anarchico quando ti chiedono da che parte, sono anarchico rispondi e la conversazione si spegne subito e allora pensi che non era questo che intendevi quando lo pensavi, non avevi previsto questo rumore qualunquista che annulla ogni tentativo di approfondimento e ti fa sentire vigliacco ma è così comodo nelle situazioni in cui non occorre esposizione e hai bisogno di riflettere sul tuo presente per uscirne al più presto, e hai bisogno di qualche minuto di silenzio e ci sono tutte quelle cose scritte nella lista delle cose da fare.

a. E non sopporti le ragazze che non stanno mute un secondo sul treno delle otto del mattino, non sopporti quella risata interminabile che ti punge le meningi e sei sicuro che stanno parlando di qualcosa che ti riguarda, non capisci cosa stanno blaterando ma di sicuro lo troveresti straordinariamente vicino a te se solo avessi tempo di prestargli attenzione ma hai bisogno di rimanere concentrato sui tuoi problemi - pd -, questo lavoro malpagato che ti porta via, e il bollo della macchina e forse dovrei smettere di fumare e forse dovrei cominciare (b).

b. E quel tuo collega di cui forse hai già parlato forse voterà leganord ed è bello scherzarci insieme durante le pause-caffè-e- sigaretta e una volta ti ha detto che ha deciso di dimettersi perché non viene pagato abbastanza e quella volta ti ha fatto proprio ridere perché viene pagato il doppio di te (c) e così adesso ti sta lasciando un bel po' di merda da gestire al posto suo, ora che ha deciso di lasciare passa il tempo a dimenticare tutto quel che ti ha insegnato e una volta per scherzare ti ha detto che la sigla del tuo partito è come l'iniziale di una bestemmia e presto o tardi lo manderai a cagare.

c. D. porco, dice il ragazzo che comincia per D e comincia ogni frase per (d)., dovrei dimettermi anch'io e dovrei sentire le parole che dico, dovrei dirle ad alta voce e ascoltarle mentre le dico ma ho ancora così tante cose da fare, le sigarette son finite e domattina c'è una riunione cui non posso mancare e poi forse dovrei dormire e poi dovrei dimettermi e poi dovrei ascoltare le risate delle ragazze per capire se la cosa mi riguarda o non mi riguarda.

d. domani non dirai niente, neanche una parola che inizia per d. Dovresti sentirti ora, mentre lo dici. Neanche una parola.

schizzato da: davizz alle ore 22:59 | link | commenti (11)
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domenica, 18 novembre 2007

Macchie sugli occhi

Alessandro Baronciani.

Dolente di parole troppo bianche, il cielo che scappa come macchia sugli occhi. 
Questo cielo di nebbia e di nuvole, la tua curva spossata posata nel bianco di segni stranieri, che non so valutare.  
Da qualche giorno hai lo stomaco sottratto, è un buco che ti porta via il senso

 ma le parole non restano, non lasciano tracce.
Questo freddo che sembra una malattia ha niente a che vedere con te.
Ti ho trovata che eri meno stanca di me, tenevi gli occhi chiusi e non cercavi.
 Ti ho donato quel che non volevi, ti ho riempita di parole bianche.

schizzato da: davizz alle ore 19:39 | link | commenti (9)
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venerdì, 19 ottobre 2007

Recuperare l'errore

Alessandro Tota.

Dabbasso le macchie si spandono, gocce cadute nel tunnel ombelicale, il mio cammino riecheggia nel paese - il mio paese, il rumore dei passi rotolanti tra le facce dei muri morti, come il residuo di un rubinetto chiuso, come la strada in discesa che mi ha condotto - mi ha dedotto sino a qui, come in un posto vissuto a metà, io sono il mio posto vissuto a metà, la faccia ottimista del mio pregevole errore.

Avrei dovuto ritardare il mio ingresso nel mondo, trascinare il mio corpo su questa strada in discesa, sorridere ancora dell'ennesima occupazione - umiliazione, mai del tutto a mio agio, mai del tutto a disagio, l'odore dei muri morti mi fa vomitare, c'è uno strano senso di fatica in questo gocciolare.

Avrei voluto recuperare l'errore, confessare, denunciare l'errore, avrei dovuto ripetere l'errore, masticare l'errore, ricucire, avrei dovuto sbagliare l'errore, odiarlo, crederlo migliore.

schizzato da: davizz alle ore 17:48 | link | commenti (4)
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sabato, 30 giugno 2007

Finzioni migliori

Joshua Weinberg.

Doveri esistenziali, tempi morti esistenziali. Finzioni esistenziali. C'è chi mi dedica un alfabeto, e lo ringrazio. Con un pizzico di confusione recito le mie lettere a memoria. La vita ha i suoi alti e bassi, non vi è dubbio. L'ultima lettera dell'alfabeto è la D. La prima lettera dell'alfabeto è la D. La vita ha finzioni migliori. Dovrei smetterla di guardarla ballare e volerla baciare. Dovrei smetterla di cercare un modo nuovo per comunicare. Osservo i miei alti e bassi prima di andare a dormire. In ogni forma ti rivedo e ti ripeto, in ogni colore e confusione. E non so ancora se sto guardando avanti o se sto guardando indietro.

schizzato da: davizz alle ore 13:49 | link | commenti (18)
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domenica, 10 giugno 2007

Cri cri cri

Eriadan.

Davanti a casa ora il campo sembra un mare giallo balbettante, il vento urla i suoi lamenti tutto il dì ma la notte se stai zitto puoi sentire ancora i grilli tra le spighe, in questi giorni gialli scombinati mi chiedo come si chiama il verso dei grilli, ho già troppi grilli per la testa che non credo interessanti da ascoltare, parole che non avevo mai sentito ma mi tocca nominare - così, provo a zittirle guardardo il mare - mi piacerebbe inventare parole nuove solo per il gusto di tacerle, saggi segreti da conservare per quando sarò bambino, balordi suoni che non si facciano imparare, il vento urla ancora tutto il dì, ma la notte se sto zitto sento i grilli fare cri cri cri cri cri cri cri cri

schizzato da: davizz alle ore 15:50 | link | commenti (9)
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lunedì, 26 febbraio 2007

Maurizio Ribichini.

DissolviMI DissolviTI DissolviTI

Dovresti stare a terra e invece.
Invece,
 Alzi le braccia
al cielo e
declini le tue dissolvenze e
guardi il finestrino bianco e
dovresti raderti più spesso e
domani a lavorare e
quel tale che ti fissa e
il tuo mondo troppo vuoto e
magari un'altra vita e
che voglia di fumare e
non sei per niente stanco e
tua madre non ti parla e
quel libro da finire e
levati 'sti occhiali e
hai finito il credito
del cellulare e
ti senti
così tranquillo e vuoto
così
asciutto
che potresti innamorarti
di chiunque

potresti uccidere

chiunque.

schizzato da: davizz alle ore 21:44 | link | commenti (14)
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sabato, 20 gennaio 2007

Messo in mezzo e non è colpa mia

Giacomo Nanni.

Dovevo sparire, mettere la testa dentro la sabbia, darmi per morto, e invece no. Prima Spari d'inchiostro mi mette in mezzo, e io abilmente (?) sfuggo. Poi la Vipera Venerea, che si sa essere diavoletto rosso oltrechè vegetariano, e vuole proprio sapere che m'invento. Cinque cose cinque che gli altri non sanno di me, e probabilmente se non le sanno è perchè non gli interessa saperle, no? Il fatto è che quando parlo di me mi imbarazzo, e poi lo so - lo so - che gli altri hanno cose migliori da fare... Va beh, su, non fare il solito snobbetto del cazzo. Eccole qua, cinque cose che gli altri non sanno di me. Ora - sicuro -dormiranno sonni più sereni.

2 - vorrei essere Alessandro Baricco. No, non intendo solo scrivere come lui. Intendo proprio essere lui. Fondare una scuola inutile per scrittori avariati. Tirarmi indietro la chioma come fa lui. Essere pagato per scrivere vaccate su un giornale qualsiasi. Prendermela coi critici che mi vogliono male. Illudermi di essere un grande scrittore solo perchè sono stato tradotto in venticinquemila lingue, che tanto non le capisco nemmeno, ma chisse ne.

10 - Non sono capace di fischiare. Se sapessi fischiare fischierei da mane a sera.

12 - In camera mia c'è una chitarra rotta che non so usare. Conosco solo i tre accordi di Smoke on the water dei Deep Purple, che voglio dire la sanno fare pure i bambini. Passo le domeniche pomeriggio a suonare e risuonare quella canzone lì, sperando che un giorno mi venga proprio come me la immaginavo.

17 - Saran due anni che non leggo un libro fino alla fine.

18 - Scrivo perchè mi annoio. Se la mia vita fosse divertente, di certo non scriverei una parola. Quando anche scrivere inizierà ad annoiarmi mi darò alle bocce, magari. O al curling.

Finito. Passo la patata bollente a ehm, vediamo. Manentia, Mariastio, Opposite, Buonipropositi e ElenaRai. Non odiatemi. Al limite, fate finta che non mi leggete.

schizzato da: davizz alle ore 15:25 | link | commenti (13)
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mercoledì, 27 dicembre 2006

D.segni

McKean

Dave McKean.

D. sta per molte cose.

John Dee, 1 Aprile 1989

schizzato da: davizz alle ore 17:12 | link | commenti (3)
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Chi sono

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Nome: Davizz
Il disegno ci concernerà come una parola decisiva, risveglierà in noi la profonda disposizione che ci ha installato il nostro corpo e con lui nel mondo porterà l'impronta della nostra finitudine, ma così, e proprio per questo, ci condurrà alla sostanza segreta dell'oggetto di cui prima non avevamo che l'involucro. (Merleau Ponty)

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Credits

Il disegno sullo sfondo è opera di Dave McKean.
Le immagini a corredo sono copyright dei rispettivi autori.
Per contattare Davizz: la mia mail.

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