venerdì, 28 dicembre 2007

L'uomo senza valigetta

Manuele Fior.

Da Zero, sono quasi Uno.
Quasi.

Abbassò lo sguardo e non trovò più la valigetta imbottita di esplosivo, se non fosse stato sempre così attento a ogni minimo dettaglio - la bomba nel punto preciso in cui doveva scoppiare, e l'ora esatta e l'esatto venerdì in cui, ecco di certo nessuno poteva dubitare che avesse pianificato tutto in ogni minimo dettaglio - si potrebbe ritenere che sia caduto in un peccato di distrazione, ma di certo non stiamo parlando di un uomo distratto semmai di un umile prestatore d'opera venuto da altri tempi e abituato a metodi antiquati, un impiegatuccio confuso abituato a prestare fede alle commemorazioni e pianificarle in ogni minimo dettaglio - che le feste vanno preparate con tutti gli onori, e così gli attentati, i funerali e i matrimoni e i cambiamenti di clima e le accelerazioni di tempo, le crisi politiche, gli stati di emergenza, le commissioni d'inchiesta, i martirii, i rapimenti e i riscatti, e gli incidenti sul lavoro, gli scioperi generali, gli assassinii politici, i segreti di stato, i funerali di stato vanno preparati con tutti gli onori.

Da Zero sono quasi Uno e quel quasi non mi salva, no che non mi salva, avevo una idea in testa e non sapevo se fosse buona oppure cattiva, ma era un'idea per la quale avrei preso la metropolitana, puoi scommetterci che l'avrei presa e difatti l'ho fatto, ho riempito una valigetta di esplosivo e mi sono attaccato a una sbarra umida della metropolitana e ho ignorato la mia paura e quella degli altri passeggeri in attesa della prossima fermata ma il treno tutt'a un tratto ha preso ad accelerare e non arrivava mai, non si fermava mai, il tempo ha preso a frammentarsi e ho sentito il mio respiro scomparire ma non era proprio scomparso, era solo rallentato, dilatato, come se ogni istante fosse rivissuto due, tre volte, e la mia paura è l'unica cosa che rimane, alla fine, attaccata alle lamiere strappate e ai volti degli altri passeggeri e al mio volto abbassato a guardare una valigetta che non c'è, la mia paura che mi tiene vivo ancora, camuffata sotto questo sorriso di circostanza mentre avrei voluto essere libero.

E l'esplosione quasi non la sentì, non potè dire di sentirla, semplicemente capì che la sua mano non aveva più alcun peso, il suo corpo stagliato sui cartelloni pubblicitari come un paesaggio in negativo, il suo abito stirato come quello degli altri e pulito e lo sguardo che non rivela traccia della sua intenzione - scardinare questo mondo così com'è per far rinascere dalle macerie un tempo nuovo, un nuovo tempo, come se questo fosse possibile dentro un treno della metropolitana, tra questa folla compressa tra gomiti e doveri e ascelle e umori di incubi notturni e la paura che non accenna a rallentare - l'uomo senza la sua valigetta si ritrovò a pensare che non valesse la pena tenere alcuna idea in testa, a parte l'idea della paura che aveva, la paura di altre bombe e altre esplosioni, nell'attimo stesso in cui la bomba esplodeva non si accorse della bomba che esplodeva ma immaginò altre esplosioni e immaginò di fuggire, e di certo sarebbe fuggito, se solo avesse avuto dello spazio verso cui andare e terreno su cui battere i piedi e piedi con i quali correre e -

Da Zero posso partire per arrivare al quasi Uno, il quasi Uno, lungo un percorso di infiniti numeri da immaginare prima che l'esplosione mi colga impreparato, prima che la paura mi renda un numero immaginato da altri prima di me, la bomba ha scatenato la paura, ecco l'unico effetto della bomba, un lungo rumore di fondo che comunica paura e sa farsi ascoltare sotto la musica di un ipod o lungo la linea degli sguardi immersi nella polvere, se avessi le orecchie potrei sentire ancora l'eco di quell'esplosione che ci tiene chiusi in casa e ci fa indossare mascherine e ci fa tenere bassi gli sguardi e ci fa tenere i cani al guinzaglio e ci fa venire voglia di scappare lontano lontano, al di là di questi corpi e di queste immagini che ridono e di queste pareti da scardinare per tornare a vedere qualcosa di buono, aldilà, se mai esiste qualcosa di buono.

Di certo sarebbe fuggito, se avesse potuto. Ma impiegò qualche secondo per accorgersi che non esisteva. 

schizzato da: davizz alle ore 22:29 | link | commenti (3)
categorie: documenti, derive, disturbi, discipline
sabato, 22 dicembre 2007

La signora laggiù in fondo

Manuele Fior.

Dietro la folla laggiù in fondo si nasconde una signora con un cane immaginario al guinzaglio e lo sguardo spaventato da questo fluire, forse troveresti un po' di stanchezza impigliata sotto le sue ciglia se gli anni non le avessero insegnato così bene a celarla dietro un velo di stupore, e quelle ombre blu che le solcano il viso non le scambieresti per segnali di un trucco affrettato - se solo la vedessi, ma la signora ha imparato negli anni a non dare nell'occhio, scomparire dietro un palo o un filo di vento che filtra dalle finestre lievemente abbassate, e il cane che spesso la spinge in avanti la farebbe cadere sopra il piede di un passante se solo non fosse così pronta a ricomporsi ogni volta, non fare movimenti che turbino i corpi vicini, non svelare la sua presenza.

Ieri o ieri l'altro - non è facile essere precisi dentro un vagone affollato - la signora laggiù in fondo ha imparato a scomparire, l'ha imparato come tutti, un po' alla volta, mettendosi allo specchio e chiudendo gli occhi, l'ha imparato da ragazzina e l'ha affinato con le ore, i giorni e gli anni, fino a quando le persone hanno smesso di guardarla, ma non si è mai abbastanza invisibili dal fluire delle cose, c'è sempre un filo di vergogna quando si entra in un luogo affollato, in una sala d'attesa o in una metropolitana, perché lo sguardo non cede chiudendo le palpebre, ti entra nella pelle come polvere sottile - il giornale ne parlava proprio stamattina, di queste polveri sottili, i resti invisibili che vagano nell'aria dopo la deflagrazione, corpuscoli così leggeri che ti penetrano nella pelle e si mischiano al tuo sangue prima che tu riesca a chiudere gli occhi.

L'ha letto stamattina, che la polvere si spande nell'attimo in cui il proiettile penetra il bersaglio, nell'attimo in cui esplode una bomba o nasce un sistema solare, e cresce intangibile e riempie lo spazio tra i pianeti, e si sparge in mezzo agli aliti e ai rumori della città, nelle file lunghissime degli uomini alla fabbrica o tra i pendolari incastrati in metropolitana, una volta la signora metteva una mascherina sulla bocca per respirare soltanto il suo respiro ma la polvere non si ferma al respiro, si infila tra le sostanze e le modifica - così ora tiene gli occhi bene aperti illudendosi di essere invisibile, osservando le sostanze che mutano a contatto con la polvere, e si chiede se il ragazzo con gli auricolari stia sentendo il rumore della polvere e lo stia cantando, o se la polvere sia così minuscola da dilatare il tempo, al punto che ogni evento si possa ripetere due o tre volte di seguito, come in un racconto differito.

Se così fosse, forse potrebbe evitare che il suo cane immaginario le sfugga ancora dalle mani, che scodinzoli via perdendosi tra la folla fino a quando il treno è destinato a fermarsi, l'attimo preciso in cui la valigetta pesante dell'uomo in piedi finisca schiacciata da quelle mascelle immaginarie - forse la prossima volta, il prossimo venerdì, forse quel giorno la polvere smetterà di diffondersi e lei non avrà più bisogno di essere invisibile, forse allora il silenzio prevarrà sul fluire delle cose ma questa volta c'è soltanto rumore, e sguardi molesti da evitare, e polvere da cui nascondersi per non lasciarsi mutare ancora -, 

allora la signora laggiù in fondo chiude gli occhi, aspetta la deflagrazione

schizzato da: davizz alle ore 17:19 | link | commenti (3)
categorie: documenti, derive, disturbi, discipline
giovedì, 20 dicembre 2007

Il ragazzo con l'ipod

Manuele Fior.

Devi avere la mente libera, si dice il ragazzo con l'ipod nelle orecchie mentre il rullare del treno si mischia al battito delle batterie elettroniche e il volume sale, la musica diventa più densa, finché ancora una volta entra la voce di lui - una voce tiepida e femminile che ti riporta indietro nel tempo, una voce che una volta avresti confuso con la tua, chiuso in pareti più famigliari di queste non avresti avuto vergogna a sentirla tremare e ti saresti sforzato di sopravanzarla, avresti sentito quella voce salirti lungo i timpani e penetrarti nella testa e l'avresti fatta uscire nel modo più neutro possibile, il più lontano possibile dal tuo timbro, come se fossi posseduto da quella voce, come se in quel momento e da quel momento e per il resto della vita avessi soltanto quella voce da cantare - ma queste persone lo fanno sentire in imbarazzo, quei loro sguardi sfocati ma persistenti, i corpi vicini ma estranei, vorrebbe cantare nel modo più naturale possibile prima di attivare il cervello verso il suo presente imballato ma queste persone lo inibiscono e lo fanno sentire inerme - per questo tiene il pensiero vago verso il niente, si focalizza sui punti di fuga, lascia che il treno lo porti verso qualcosa di solido su cui poggiare lo sguardo.

Il ragazzo con l'ipod nelle orecchie si sforza di tenere la mente libera concentrandosi sulle parole della canzone ma non è facile come dirlo, c'è sempre qualche dettaglio distraente, come una tipa dalla gonna un po' corta che non vuole guardare altrove, oppure un tizio dalla valigetta pesante che rischia di caderti addosso, così finisci per riempirti la mente di cose che non vorresti, cose che non hanno nulla a che fare con l'esame che stai preparando o con la depressione di tua madre o con il fatto che i tuoi amici non si fanno più sentire e sono tutti appassiti, e allora il ragazzo si guarda intorno in cerca di una qualche violenza da esibire, una piccola maleducazione ficcata nella parentesi dei corpi estranei che gli stanno addosso - ecco, se volessi, potresti sfiorare la pelle di ognuno di loro, basterebbe sollevare una mano o un piede oltre la soglia della tua presenza, tenere lo sguardo concentrato su un altro sguardo per il tempo necessario a stabilire un contatto - è così che si realizza la violenza, la voce si alza, il tempo si frammenta. E' così che puoi sentire una minuscola bomba scoppiare, vedere le macerie prima che ti precipitino addosso.

Tra poco scoppierà la bomba e in quel momento il ragazzo muoverà la bocca senza produrre suono, come il rumore di fondo di un big bang. Allora scoprirà di saper cantare la stessa canzone che cantava tempo fa, quando ancora aveva la mente libera, prima che dal niente arrivasse il rumore.

schizzato da: davizz alle ore 22:59 | link | commenti (1)
categorie: documenti, derive, disturbi, discipline
sabato, 15 dicembre 2007

L'uomo con la valigetta

Manuele Fior.

Dentro la valigetta dell'uomo che sta salendo in metropolitana c'è qualcosa di pesante. Lo si capisce dal modo con cui la guarda e bada a non urtare nessuno. La tiene ben stretta nella mano chiedendosi perchè ha deciso di affidarsi ai mezzi pubblici. Non c'è posto a sedere che sia abbastanza largo da evitargli di entrare a contatto con odori e sguardi estranei, così si attacca alla sbarra umida aspettando la prossima fermata.

Guardandosi attorno, si chiede se il motivo della sua erezione sia quel lembo di pelle che sbuca dalla camicia della ragazza alla sua destra oppure l'offerta natalizia scritta sul cartellone penzolante sopra la sua faccia. Qualcuno sta ridendo, ma è qualcuno stampato sopra una parete. Una risata senza suono che vorrebbe distrarlo dalla stanchezza degli altri passeggeri e dalla sua. Ma non lo distrae abbastanza. C'è sempre quel dettaglio ficcato nella testa a proposito del motivo per il quale si trova qui. E non è importante ricordare che giorno è oggi. Potrebbe essere il dodici dicembre o il tredici o il quattordici dicembre. Quel che conta è che sia venerdì. C'è mercato di venerdì, qui a Milano, in Piazza Fontana.

Il ragazzo seduto alla sua destra tiene l'ipod nel taschino della giacca e a bassa voce trascina vocali che hanno qualcosa di buddista. La signora che gli è seduta accanto attacca a ridere con un'amica dall'altra parte di un auricolare. Sta ciacolando di lavoro e di natale, vacanze passate in albergo e ferie accumulate e Tu cosa regali al tuo moroso. Il vecchio di fronte a lei non riesce a staccare gli occhi dalle sue calze nere. Forse gli ricordano la sua ex cognata o forse è solo preoccupato del suo cancro. Le valigette diventano ogni secondo più pesanti. Le pubblicità sono diventati fogli strappati, e l'uomo con la valigetta nella mano non capisce bene cosa significano. 

Vorrebbe accendersi una sigaretta ma non può, finché resta chiuso qui dentro. Maledice le regole dei mezzi pubblici. Tra poco dovrebbe esserci la sua fermata, però il treno non accenna a rallentare. Anzi, un'improvvisa accelerata sotto i suoi piedi rischia di farlo cadere. Il ragazzo con l'ipod lo guarda senza espressione. Ha smesso di cantare la sua preghiera buddista e dalla bocca traduce il silenzio che sente nelle orecchie. Al di là del finestrino ora si riconoscono la polvere e la nebbia di un'esplosione. Le pareti della metropolitana non ci sono più. Su ogni cartellone strappato si vede l'immagine di un uomo che precipita. La ragazza continua a ridacchiare mentre si sente dire che qualcuno è stato assassinato. Il giornale ne parla, ma è un giornale vecchissimo. Forse parla dello scorso venerdì, o di quello prima.

L'uomo sospira e cerca di non preoccuparsi. Come ogni anno arriva il momento di far saltare la bomba. E' solo questione di pazienza. Se il treno accelera significa che la fermata è ancora lontana. Ma significa anche che la fermata si sta avvicinando.

Il treno accelera, ed è sempre più in ritardo.
L'uomo abbassa lo sguardo e non trova più la sua valigetta.

schizzato da: davizz alle ore 17:11 | link | commenti (3)
categorie: documenti, derive, disturbi, discipline
sabato, 03 novembre 2007

Zona rossa

Amanda Vahamaki.

Dopo tuttti i miei calcoli, ho deciso di picchiare un numero. Ho comprrato la callcolatrice e la macchiina fotograafica e sono pronto a ffare giustizia. Il posto da doove vengono i numeri è un posto pieno di furti e poi i numeri puzzzano. Li ho visti io che puzzzano. Sono sttufo di leggere che i numeri puzzzano e picchiano le nnostre donne. Solo noi abbiamo dirittto di picchiare le nnostre donne ma invvece io ho deciso di picchiare un numero a caaso. Il primo numero che mi capita da calcolare sarà il primo numero che picchierò. Lo filmerò con la telecamerà. Gli getterò adddosso un estintore. Voglio che ttutti sappiano che ho picchiato un numero. Se nnessuno sa non c'è gusto a picchiare un numero. I numeri sono furbi ma si riconosscono facillmente. Quando li picchi non smetti mai di picchiarli, perchè sono numeri e vvanno messsi in ordine. E quando li hai messsi in ordine senti di aaver fattto qualcosa di buono. Senti che il rimpatrio è la soluzione ai problemi del mondo. Senti di non avere più paura. Senti che i numeri sono un'opinione da cacciar via a calci. I numeri sannguinano e parllano una strana linggua. Ho ddeciso di farli riimpatriare tutti quanti.  

schizzato da: davizz alle ore 15:03 | link | commenti (7)
categorie: documenti
sabato, 31 marzo 2007

Dico troppo per

Andrea Bruno.

Diocristo differito mi lavo la faccia nel bagno
 
 nell'altra stanza il papa condanna le leggi contro natura non si offenda qualcuno se Dico
forse tutte le leggi sono contro natura,tutte le religioni, il mio capo quarantenne ha comprato la playstation tre passa tutte le sere a giocare alla playstation tre, forse difende la famiglia e come tutti i cattocomunisti pensa alla formazione del partito democratico io invece non seguo io bestemmio fin dalla mattina intanto che mi lavo la faccia e non parlatemi di politica che son tre anni che mi turo il naso anche il sindaco di roma non parla di politica il sindaco di roma scrive libri e fa beneficienza è uno dei candidati del partito democratico forse questa legislatura avrà vita breve, si unisce solo quando si tratta di governare kabul ma quando è il caso delle leggi contro natura non sa cosa dire forse si vergogna forse forse il portavoce del governo è andato a puttane forse è UNA QUESTIONE DI COSCIENZA io amo le questioni di coscienza quando sono in bagno e bestemmio e mi gratto gli occhi prima di andare a dormire a volte vorrei capire perchè la mia coscienza mi impedisce di scappare
      

Dico troppo per quello che so,
questa è la sola cosa che so.

schizzato da: davizz alle ore 13:15 | link | commenti (17)
categorie: documenti
sabato, 10 marzo 2007

Edizione straordinaria

Joe Sacco.

Daniele Mastrogiacomo. Bel nome, per uno che deve farsi rapire. Qualche mese fa stavo anch'io per andare in Afghanistan. Questa mia amica infermiera conosceva un tale carabiniere che ci passa sei mesi l'anno da quelle parti. Lo fa perchè lo pagano bene, dice lui - ancora un paio d'anni, poi basta. E insomma, io e l'amica mia, ci stavamo pensando seriamente. Credevamo che saremmo stati a nostro agio laggiù. La guerra è una succosa fonte di ispirazione per un viziato occidentale e in Afghanistan c'è la guerra quella vera, coi proiettili che ti passano a pochi centimetri dalla testa. Poche parole a vanvera, pochi trafiletti sui giornali e tanto sangue e merda e polvere da mandar giù. L'idea mi divertiva. Fare l'inviato di guerra è il sogno di chiunque aspiri a diventare giornalista. Sarei stato embedded, il che significa che sarei rimasto al sicuro coi soldati e avrei scritto qualche cosa per qualcuno, magari. Per qualche giornale on line o su un blog, come faceva Baldoni. E come Baldoni avrei aiutato i carabinieri e la croce rossa. Mi sarei sentito utile in quella miseria. Avrei preso accuratamente nota degli incidenti, il numero dei morti, la povertà e la fame della gente. Avrei trovato qualche storia buona da raccontare ai nipotini e con la mia telecamerina avrei girato qualche filmato da trasmettere su Rainews24 per la gioia di qualche nottambulo annoiato dai soliti programmini porno. Avrei dimenticato internet e le mie comodità casalinghe, avrei ripulito la mia coscienza sporca. Poi magari, se mi andava proprio di culo, mi rapivano pure. Un vicolo sbagliato, un'intervista malandrina, un poco di ambizione o di curiosità da principiante e ti ritrovi con le mani legate e la testa dentro un sacco ad ascoltare voci fanatiche di ragazzini zelanti, mentre in patria partono subito i lanci di agenzia, gli appelli televisivi, le dichiarazioni dei politici, le trattative coi rapitori o presunti tali. Tutti quanti a pronunciare il mio nome, a mostrare la mia fototessera, a organizzare affollate manifestazioni. Qualcuno tesse le mie lodi. Qualcun altro mi accusa di andarmela a cercare. C'è una meravigliosa ciclicità in questo spettacolo della guerra. Una ritualità ansiosa che scardina la banalità del nostro divertimento, in attesa della prossima edizione straordinaria.

Non ci siamo mai andati in Afghanistan, io e quella mia amica. Lei era impegnata in un trasloco e aveva tutti quegli esami da dare. Io pure, avevo i miei casini - ora che ci penso, sono mesi che non ci sentiamo.

schizzato da: davizz alle ore 15:44 | link | commenti (5)
categorie: documenti
mercoledì, 07 febbraio 2007

ACAB

Sergio Toppi.

Domenica senza calcio. Maledetta domenica. Come riempire il tempo? Nessun teppista in giro, nessuna bomba carta. I muri dicono ACAB, All Cops Are Bastards.  Meno Uno. Carletto Giuliani Vendicato. I muri dicono la verità? Il bambino sfila con la divisa del poliziotto suo padre morto. I vecchi signori sudati garantiscono: domenica prossima si recupera. Meno male, aspettiamo lo scontro di vertice. Il mondo è un pallone da calcio.

«Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata».

Antonio Matarrese, Presidente della Lega Calcio.

schizzato da: davizz alle ore 12:42 | link | commenti (14)
categorie: documenti
lunedì, 22 gennaio 2007

Dipendenze

Suehiro Maruo.

Dipendesse da quest'umile servetto del potere, saremmo tutti incatenati alla tivù. Tutti liberi di scegliere un tasto del telecomando, con la faccia bella arzilla a scandire il palinsesto e le ore che corrono veloci tra un videoclip pornochic e una partita di pallone e una litigata tra politici e un reality show. Dipendesse da me, non dovremmo preoccuparci del vuoto valoriale della nostra società nè del tempo che farà domani ma assistere impassibili agli spazi vuoti che interrompono la pubblicità. Non perderemmo tempo in robe inutili come amarsi e parlarsi e scopare ma solo blog e letteratura fai-da-te, e per conoscersi solo spazi ben definiti come le finestre per chattare, belle colorate e piene di annunci su cui posare lo sguardo mentre si aspetta che si attivi la webcam. Dipendesse da me, per parlare non ci sarebbe bisogno di far uscire la voce, chè la voce è ingannevole e difficile da conservare, invece solo immagini e figure da condividere sopra un foglio sponsorizzato, al limite una telefonata per pagare almeno il tempo della conversazione che il tempo è denaro e questo non dipende da me. Dipendesse da me non ci sarebbe tempo perso ma un unico strumento su cui tracciare la vita e i suoi movimenti, uno spazio di individualità in cui scambiare umori e costruire profondissimi fragili legami e sentirsi parte di una collettività trasparente e facilmente profilabile dagli istituti di ricerca. E persino il sonno, persino i sogni sarebbero luogo perfetto di annunci e comunicazione, così anche tu potresti sognare di acquistare la pistola dei tuoi sogni con lo sconto del 40% senza costi aggiuntivi o sensi di colpa. Pensa che meraviglia. Potresti uccidere il tuo vicino di casa tutte le volte che ti va. Ah, se dipendesse da me...  

schizzato da: davizz alle ore 11:58 | link | commenti (10)
categorie: documenti

Chi sono

Blogger: davizz
Nome: Davizz
Il disegno ci concernerà come una parola decisiva, risveglierà in noi la profonda disposizione che ci ha installato il nostro corpo e con lui nel mondo porterà l'impronta della nostra finitudine, ma così, e proprio per questo, ci condurrà alla sostanza segreta dell'oggetto di cui prima non avevamo che l'involucro. (Merleau Ponty)

Commenti recenti

MariannaPuntoG in Pausacaffè
3kidna in Pausacaffè
bluele in Fenomenologia delle ...
mrka in Fenomenologia delle ...
Hao88 in Contemporaneo
FuocoGreco in Motore spento
iovolevo in Motore spento
utente anonimo in Motore spento
Luna in Motore spento
Luna in Motore spento

Archivio

oggi
maggio 2008
aprile 2008
febbraio 2008
gennaio 2008
--- 2007 ---
--- 2006 ---

Categorie

debiti
derive
differite
dipendenze
discipline
disturbi
dizionari
documenti
dubbi

Collegamenti

Adeleparrillo
Aliceinwonder
AltaINfedeltà
Arkontiki
Bluele
Borderlands
Boris Battaglia
Davidia
Diebouleversant
EdgarKenneth
Eteriele
Expecting
Flaneur
Fratelloscuro
Giarre
ibrid@menti
Kristenn
Maria Strofa
Mariastio
Neplan
numer0.
Officina mezzaluna
Pall Mall
Pois
Robespr
Simonavinci
Tullia
Vipera Venerea
Vyola
Zop

Credits

Il disegno sullo sfondo è opera di Dave McKean.
Le immagini a corredo sono copyright dei rispettivi autori.
Per contattare Davizz: la mia mail.

Bottoni