
Marco Corona.
Dove ho lasciato certi fogli sparsi, gli sprazzi felici del mio crucciare, (sarebbe gentile da parte tua se me li prestassi,) ho comprato uno spazio buono per nasconderli, insieme al resto del mio buonvivere, le strade coperte del mio letame non hanno argomenti di che parlare né hanno buchi dove campare, (allora dimmi) dove hai gettato la mia intenzione, la lieta novella che rende accettabili le cose più brutte, (i libri tristi,) i rumori delle cose che corrono, il vapore acido dell'ultima cremazione, (sapessi quand'è stata l'ultima volta che ho buttato un cattivo pensiero,) e ancora una volta commemoro, ancora una volta poi basta, la puzza del tuo male mi sale alle narici, mi carezza il cervello, (butta anche questo,) come una cartaccia, (nessuno lo raccoglierà) perciò ogni tanto medito di prendere un tram, (con due bagagli,) per una strada che non conosco ancora (piene di rifiuti, come alla televisione), strade piene di rifiuti come alla televisione, e il tuo sapore mi scende sullo stomaco e poi sotto le scarpe, giù fino alla mia ombra (l'ombra scura che cammina a lato dei rifiuti) ed è tutto così naturale, (tutto così naturale) che potrei gettarmi anch'io (insieme ai rifiuti), insieme alle parole, ai fogli sparsi (che non trovo più,), alla mia ombra gettata (tra quelli), a certi sprazzi (felici), ai (luoghi comuni), alle (parole) che mancano,(ai sensi che non servono,) alle intenzioni, alle parentesi (aperte) e mai chiuse), alle dimenticanze che ho lasciato là e che non trovo più.
