
Chiara Dattola.
Dopo il lavoro il cielo è coperto, la pioggia picchetta sopra la mia carrozzeria. E sono sceso a comprare le sigarette e quasi sollevato di avere moneta per la macchinetta. Salgo in auto per andare da lei non badando alla stanchezza - fa parte del gioco la stanchezza, non ho motivo di lamentarmi questa sera. La mente è silenziosa e la radio racconta di me con una voce appena un po' stonata. Mi immetto nella strada principale fingendo che la via sia libera. Nel buio il traffico non si vede e le luci dei fanali che attraversano la pioggia potrebbero confondersi con le macchie dei miei occhi umidi. Un'auto lanciata contro di me è costretta a rallentare. Il fischio delle gomme sull'asfalto acquoso si sente appena mentre l'autista mi maledice con le mani. Non è ancora ora di sentire rimorso, la strada la conosco troppo bene e questi spazi che attraverso sono come scarabocchi disegnati per ricordarmi qualcosa. C'è questa angoscia che non scompare la sera ma ti rimane addosso
nel tempo. Ogni scelta di ora è il disegno del tuo tempo a venire. Una specie di mappa che ti fai tu da solo. E sarebbe quasi bella questa libertà se non fosse condizionata dalle mani, dal corpo e dallo spazio limitato. Il palazzo sulla destra, il semaforo verde oppure rosso e poi verde, la gente che ti cammina intorno lungo le stesse sempre le stesse direzioni. E un giorno c'è il sole e il giorno dopo magari il sole non c'è, magari piove e ti bagni la testa se non hai l'ombrello. E vorresti correre ma hai il fiato corto, vorresti saltare ma hai le gambe corte oppure talvolta dire qualcosa di insolito ma cosa conta se dici qualcosa di insolito quando comunque qualcuno potrebbe ascoltarti e qualcun altro no. Ed ecco vedi il limite è tutto qui, una faccenda di percentuali che straccia via la verità.
Una volta la verità era una cosa preziosa, da tenere a mente. Ora la verità ha tante facce quante sono le facce con cui ti mostri durante il giorno o durante la notte. Metto la quinta marcia e salgo lungo la strada che mi porta da lei. Un'auto davanti a me si muove con troppa calma. La supero dall'alto, mentre il sole finto di un lampione mi illude che la pioggia sia finita. Qualcuno non è d'accordo. Qualcun altro invece si. Spengo la radio. La voce stonata chiede scusa per avermi dedicato tanta attenzione. Potrei essere in ritardo, per quella cosa. O forse sono in anticipo.

Michelangelo Setola.
In macchina ascolto OFFLAGA e decine di spilli mi pungono la gola e scusami se fumo nonostante questo, il fatto è che sto perdendo il senso della bellezza, non è una scusa credimi, ma quando si perde questo senso si diventa grandi e si sfugge allo stupore, tutti seri come cannibali modaioli, si resta concentrati su quello che si ha da fare, le parole nuove da coltivare, non c'è neanche un ritmo buono su cui appoggiare le scarpe, una sigaretta buona dopo il caffè o una tristezza isterica da consolare, ho bisogno di un'idea per rilanciare la NUTELLA su internet ma che bisogno c'è di rilanciare la NUTELLA su internet, dico io, forse mi stai prendendo in giro, forse non ti scopri più felice quando hai fatto il tuo dovere, una buona prospettiva per l'indomani professionale o il regalo alla mamma per la festa della mamma, e ti sforzi a trovare nuove solitudini, sempre in cerca di nuove solitudini, ben educato dai tuoi elettrodomestici, questa volta chi hai tradito per lavare la macchina, quale inganno per berti un caffé in solitudine, e ti senti in colpa quando perdi una puntata del tuo programma preferito, ieri sera GERRISCOTTI mi ha mandato a cagare, ha ragione pure lui, non lo seguivo più da tanto, avrei dovuto almeno fargli sapere come stavo.

Armin Barducci.
Dopo pranzo o meglio colazione, gli occhi sanguinanti di una notte troppo corta e hai ragione quando dici che questo tempo è un po' crudele, ci sarebbero progetti più gentili da pensare, questo pranzo che ti fa ingrassare e che ti vien da vomitare, invece sai che questa notte non ti ho dato retta, ho pensato ad altro, sognato un collega con il telefono in mano che parlava di comunicazione, mi parli di fame nel mondo e ti guardo le tette, la fenomenologia delle tue tette è un argomento che mi affascina, ci deve essere un modo comodo per venderle prima che qualcuno te le rubi, il giornale on line mi fa sapere che ha vinto lui allora faccio un bel respiro e mi riprendo la notte per scrivere o per leggere mister no e immaginare nuovi percorsi di fuga da questi sogni così corti, ma sono sicuro che hai ragione tu, questo mondo è una merda o forse non hai digerito. E pure io dovrei - so che dovrei - smettere di fumare.

Serge Bloch.
Ditemi voi cosa sono diventato. Se lo avete capito
fatemelo sapere. Mi dimentico le cose che dico. Questi
tempi interessanti non meritano la mia attenzione. Ditemi
quale cognome portare. Vorrei parlare di altro ma nella
vita parlo solo di altro. Ditemi voi cosa. Magari lo sapete.
Un tempo rubavo libri, ora spendo per un vestito la metà del mio stipendio. Ho perso il punto della storia, ditemi voi il finale. Ho perso lo stupore e indignazione. Sento dalla tivù urlarmi vaffanculo. Ditemi voi se è il caso. Lo smemorato spegne la tivù, ha appena preso una cerniera con cui chiudersi la bocca, si prova il vestitino nuovo e non ricorda il finale delle barzellette, questi tempi interessanti non meritano la sua attenzione, lo smemorato non riesce a finire una frase, non riesce a finire una,
Vorrei studiare questi tempi interessanti invece comincio ad averne paura. E l'orologio segna sempre l'ora di poco fa. Poco fa non soffrivo di questa nostalgia. Se ne soffrivo, non me lo ricordo.
Un tempo avevo un futuro migliore, ditemi voi se è il caso. Di ritardare qualche parola buona. Di correggere certe emergenze. Le cattive abitudini. Parlare di altro. Magari lo sapete.