
Gabriella Giandelli.
Dimmi, la conosci questa lacerazione dentro? Pensi una cosa e ne fai un'altra: non per viltà, ma per necessità.
La mia stanza è piena di rovine. Carta appesa alle pareti, plastica poggiata sugli scaffali, polveri e rovine e suoni confezionati, borse gonfie di biancheria sporca e pulita, scatoloni da riempire o da svuotare, piatti ancora da sporcare e da lavare.
Un amico cattolico e sano mi è venuto a trovare. Gli ho offerto una birra e un gelato perchè non notasse le rovine. Bella questa cosa dell'anarchia, mi ha detto. Ma vedi. Il mondo è pieno di farabutti.
Leggo le parole altrui, le bestemmie dell'anarchico Durruti e le domande di una lettrice incazzata, prima di pensare di nuovo alle rovine, a quello che bisogna ancora distruggere e costruire.
Imparerò a costruire. Quel che imparerò mi servirà quando intorno a me ci saranno solo rovine.
Prendo le rovine e le metto negli scatoloni. A ognuna do un nome o un numero. Qualcuna la nascondo sotto il tappeto. Qualcun'altra invece me la metto davanti agli occhi. A volte una rovina mi scappa via dalla stanza. A volte mi confondo e la chiamo col nome di un'altra rovina.
Ogni tanto mi perdo a pensare ad altri scatoloni e butto tutto all'aria. Il fatto è che - vedete - sono un tipo disordinato. Per un momento colgo la gioia e l'esitazione di fronte alle rovine. Poi faccio un gran respiro e ricomincio a mettere in ordine.
Ragazzi, perchè non ci ribelliamo a questo malato di mente che continua a propinarci le sue cazzate? Troppi giudizi, troppe sentenze. Sei davvero sicuro di aver capito tutto nella vita?

Luca Genovese.
Di questa realtà che mi sopravventa non rimane che un innocuo capogiro. Il sole batte sul mio capo ed io stramazzo. Scavo sotterra ed il mio fiato - la mia saliva disperde il seme. Ci vorrebbe una bomba sotto il culo di dio ma non basta una bomba a rendermi ridicolo nè a stupire la mia prole con parole nuove - allora cedo al vizio, la sigaretta da succhiare, la pasta al tonno, il tempo che scivola via via e anche quest'ozio può andar bene, altroché se può andar bene, odio che si fa oziare e si fa amare. Leggo la biografia di Durruti e son tre giorni che piango tra me e lui ma domani mi sistemo e vado al mare - promesso, domani sveglio presto e vado al mare. Agitazione e sicurezza - insicurezza, per questo scrivo cose a caso. Il tempo è un vizio che non manca affatto in questo tempo che mi manca tanto. Prendo le vitamine - prendo le vitamine una volta al dì e mi ricordo la fatica e le sconfitte e le impaurite vittorie e certi pensieri non miei, voci cavernose lamentose che si lamentano e mi cavernano ed il mio naso brilla come una ghirlanda ad evitarmi ostacolo. Quant'è bello questo mondo a testa in giù, queste cose odiose che mi fanno oziare. Una foglia morta mi copre i capelli dal solleone e d'un tratto trovo questa voglia di vacanziare, di riempirmi d'istinto di chiudere il turno e richiamare i tempi persi per osservare i miei tempi persi - la realtà mi sopravventa col suo innocuo capogiro e in questo tempo perso, c'è tutto il tempo mio. Ci vorrebbe una bomba, sotto il culo di dio.