
Edward Gorey.
Di questo mondo so poche cose. Una di queste riguarda l'importanza degli spifferi. Ricordo come fosse ora la fatica patita nell'attesa di uno spiffero amico. Poco tempo prima ero uscito di casa per nutrire la mia collera e, giunto nei pressi di un mercato immaginario, mi ero lasciato distarre da qualcosa di prezioso che brillava tra le bancarelle. Ero felice del mio piccolo regalo, mi accontentavo di quella distrazione a portata di mano. Mi ritiravo dentro il bosco per sfiorare la mia nuova gioia e guardarla meglio. Dal profondo del cuore godevo della sua luce carica di un'appagante solitudine. La respiravo piano, senza ripensamenti. Le urla sottili delle piccole creature del bosco, invece di mettermi in allarme, mi riempivano i pensieri di una quiete orgogliosa. E il vento che d'improvviso me la spinse via dalle mani, impigliandola tra i rami di un grande albero, mi parve allora un evento ineluttabile. Da quel giorno il grande albero è cresciuto al punto che i suoi rami si perdono tra le nuvole. Non so se il mio regalo si nasconde ancora lassù oppure se è svanito nella gioia di qualcun altro. Ciò nonostante, resto in attesa di uno spiffero favorevole che me lo riporti tra le mani. Non posso più distrarmi dopo tanta fatica. So poche cose, di questo mondo, ma so per certo che non è abbastanza ventilato.

Dino Buzzati.
Di notte invece di dormire mi piace cambiare nome - scavare nelle coscienze altrui, fingermi quello che non sono, mi faccio chiamare animainpena perchè sono un animale lamentoso e strano, non sono contento nemmeno delle mie vite immaginarie ma con il nome di un altro posso usare le parole che voglio, i tempi verbali che voglio, nessuno mi fa la predica se sbaglio la consecutio, se non metto il punto alla fine di una frase, se faccio miracoli senza averne la licenza, sono carne fatta verbo, sono un'ombra nera che rotola sopra i tetti accaldati, mangio solo la tua tristezza, mangio la tua tristezza, mangio la tua tristezza prima che porti altra tristezza, e non chiedermi di cosa ho paura, non chiedermi di cosa ho bisogno, non chiedermi come mi chiamo, mi faccio chiamare animainpena, sono un animale lamentoso e strano,

Daniel Clowes.
Da dieci giorni - cavoli, già dieci giorni! - non mi sono fatto sentire ed è stato fastidioso constatare che non se n'è accorto nessuno. La mia proverbiale fiducia nell'umanità ha subìto un tracollo. Avrei potuto esser morto, sapete? Avrei potuto essere colpito da un fulmine sotto lo stratempo di questo maggio assai piovigginoso, e invece no. Vi comunico che avete fatto bene a non preoccuparvi. E' che - sì, non posso fare a meno di dirvelo - sono stato nel futuro. Un giorno sul mio solito treno da pendolare spento pensavo ai miei soliti pensieri erotici mattutini quando - toh!- mi sono risvegliato dieci anni avanti. Dirò di più, anche dodici. E - sapete, se non lo sapete ve lo dico io - tra dodici anni, la vita è tutta un'altra cosa. Il mondo è una enorme palla coperta d'acqua putrida e nessuno si lava più di una volta al mese. Tutti i giovani operosi lavorano, ma lavorano solo sulla luna, ché sulla terra non han proprio un niente da fare. E tutti - a parte, forse, certi preti e certi calciatori - hanno tra le gambe una macchinetta grande come un cazzetto, o come un cellulare, che è in grado di proiettare nella testa della gente migliaia di immagini al secondo. In realtà - ovvio - è tutto un trucchetto delle grandi multinazionali per introdurre nei cervelli del popolo bue tonnellate di pubblicità subliminale a costo zero. Il buffo è che il popolo bue è ben consapevole dell'imbroglio ma gliene importa una sega. Mica ha tutti i torti, il popolo bue. Anch'io ho provato la magica macchinetta e devo ammettere che ha avuto effetti miracolosi sul mio umore. Nei pochi secondi in cui me la sono tenuta addosso ho vissuto migliaia di vite differenti, sono nato migliaia di volte e mi sono innamorato di milioni di meravigliose donne immaginarie. Talvolta mi sono sposato, talvolta ho convissuto, talvolta non ho pagato le tasse e talvolta persino l'ho fatto. Sempre, alla fine, sono morto - ma una morte multipla mi pare un prezzo ragionevole per cotanto futuristico divertimento. Quando mi sono risvegliato stavo sul solito treno da pendolare spento, erano le nove del mattino e - cavoli! - erano già passati dieci giorni.

Jim Woodring.
Diventare piatto è il tuo esatto desiderio. Diventare piatto. Corpo a due dimensioni. Un occhio a forma di spirale, un occhio simile a una virgola, il nasino a triangolo, le orecchiette tonde, i dentoni che strisciano luce, le manine serrate. Essere forma che spicca nel buio, perchè no? Corpo piatto in un mondo piatto. Non c'è nulla di meglio, puoi giurarci. Un fiore finto nel giardino della grazia. Nessuno che ti scopra e che ti raccolga, che ti strappi dalla tua terra consolante o ti esploda con promesse inaspettate. Che ti ricordi quando sei nato o nascerai. Dimmi bambino, qualcuno ti ha mai fatto la bua? Non essere bugiardo o ti crescerà il nasino. Nasconditi tra i fiori e le erbacce, tra le rane e i mostri colorati che ingaggiano duelli per il tuo divertimento. Non pensare cattivi pensieri se non vuoi essere scoperto. Non alzare la testa, o il giardino svanirà. Diventa piatto per nutrire la mia pesantezza. Concedimi la grazia della tua innocenza.