
Louis Bode.
Deducimi ancora una volta, mi spiace. Non prendermi per il culo chiedendomi se sono felice. Non parlarmi di tua suocera o di tuo marito. Mi spiace, oh si, mi spiace proprio. E' che non ho voglia di parlare, capisci? Capiscimi. La felicità è un sentimento della perfezione. Domani sarò perplesso come ora ma più grasso. Domani accenderò la tele - quattro morti ammazzati a est dell'afghanistan, bombe sui civili, le acque che si alzano, non lavatevi, non laviamoci, la notte si accorcia per la fine del mondo, le due troie in metropolitana mi strappano gli occhi, oi che dolor, il mio costato frantumato, il sangue sulle nocche, il sangue sulla pancia, - ma la vita non è mai perfetta, capisci? Dura sempre un giorno di troppo. Non prendermi per il culo se non sai che fare. Se non sai che fare lavati i denti. Se non sai che fare tagliati i capelli. Se non sai che fare soffiati il naso. Deducimi ancora una volta. Ancora domani. Poi basta.

Alberto Breccia.
Di notte vennero a prendermi che avevo ancora gli occhi pulciosi, i capelli arruffati. Non sapevo di cosa ero accusato ma sapevo di esser colpevole. Sapevo che sarebbe stata una condanna meritata perchè da anni portavo con orgoglio le mie catene, le lucidavo ogni mattina e le baciavo ogni sera prima di addormentarmi.
Prima di addormentarmi pensavo sempre al buono che avevo fatto nella giornata. Pensavo alle colpe mie da non ripetere e alle colpe altrui da perdonare. Ogni sera obbedivo a un voto fatto da bambino quando venni scoperto per caso con le dita nella marmellata. "Stai attento bimbo bello" mi disse allora la madre di tutte le mie colpe, "se non chiederai perdono ogni sera per i tuoi peccati, un giorno troverai il tuo inferno".
"Oggi per davvero troverò il mio inferno" pensavo mentre i miei accusatori mi mettevano in macchina, mentre la macchina correva tra i palazzi e i palazzi diventavano campi da sognare e i campi vomitavano sguardi severi che non sapevo sostenere. "Forse mi sono addormentato senza recitare la preghiera ma questo non è un buon motivo per arrestarmi, non mi pare proprio un buon motivo."
Un buon motivo per arrestarmi poteva essere la mia voglia di uccidere i miei accusatori e scappare fuori dal finestrino e nascondermi nell'erba vecchia che tutto nasconde. Poteva essere la paura che mi teneva inchiodato alla fine di tutte le colpe, quell'innocuo sollievo che a tratti mi rassicurava; potevano essere entrambi questi motivi ma non era nessuno dei due, in realtà. Allora doveva essere un motivo più povero, più buono.
"Oh se avessi fatto il poeta", dissi tra me, "se avessi fatto l'artista, se avessi perso i miei figli o tradito mia moglie, ma non ho mai fatto nulla che si potesse insegnare o condannare. Non sono che un peccatore in cerca di un buon motivo. Voi poeti voi scrittori, voi ricche anime pulite, per voi è facile lavarvi le coscienze con qualche parola ricamata, ma sappiate che non c'è niente di peggio nella vita che ficcare due dita nella marmellata!"
E la calma scese su di me, e fu una calma povera e buona, mentre la macchina dei miei accusatori mi conduceva lenta verso l'inferno mio e di tutti i peccatori senza motivo come me.

Vanna Vinci.
Di recente ho la testa vuota come un guscio vuoto. La primavera mi fa starnutire, ma non è una roba di cui scriverne. La mia stanzetta mi fa starnutire. Il letto penzolante è occupato da qualcun altro, qualcuno che faccio fatica ad ascoltare, e porcolui quante cose c'ho da fare. Frammenti sparsi che fatico a mettere insieme. Catene da spezzare, se ne avessi voglia. Potrei riempire il vuoto con qualche parola altrui ma non mi sembra una buona idea. Torno a casa che è già buio, mangio e vado a letto, mangio e vado a letto, i sogni li lascio a qualcuno che faccio fatica ad ascoltare. Per me va bene tutto, mi dice. Va bene qualunque posto anche i nostri posti. La macchina si nasconde tra gli alberi e occhio ai buchi, occhio alle cunette pericolose, occhio ai respiri che smettono di starnutire. Ok, dico io, ma non perdiamo tempo a discuterne. Non c'è niente di importante in questa nostra primavera. Niente che valga la pena di raccontare.
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David B.
Doveva essere una gran bella giornata. Le mie caviglie erano abbastanza forti e avevo spedito a tutti i miei auguri migliori. Mancava solo la musica adatta ma occorreva una musica tenue. Una musica così tenue che non esiste al mondo musica tanto tenue. Un suono molto simile al silenzio, o forse meno. Una musica che fosse meno che silenzio. Sapevo che, dentro quella musica, avrei trovato le mie motivazioni. Uscire in una gran bella giornata e marciare insieme agli altri vivi. Un passo dopo un passo dopo un altro passo. Urlare qualche slogan irripetibile, qualche parola vera. Alzare le braccia al cielo e scoprire che va tutto bene. La strada è faticosa ma va tutto bene. Se stiamo uniti e qui, se camminiamo insieme. Va tutto meravigliosamente bene...

Bill Sienkiewicz
D'improvviso le parole scompaiono, ma non ti preoccupi. Non è niente di serio. Ti scappa da ridere e non capisci perchè. Una vita trascorsa a cercare il silenzio e quando arriva sei così impreparato. Questo clima vacanziero cui non sei abituato. Il prato d'erba ti brucia gli occhi. Che voglia di niente, di un niente che mi riempi il tempo, di un'immagine rassicurante. Canzoni e parole a caso. Scrivere per gli altri, niente da dirsi, poca disponibilità. Grazie. Di niente. Una felice Pasqua a te. Quel genere di situazioni che ti spingono a cambiarti il guardaroba. Le parole scompaiono ed è bene così. Goditi questa festa. Hai visto una bambina su quel prato di notte. L'hai vista volare contro le stelle - ma forse, semplicemente, correva. Forse, era solo un ridicolo riempitivo.