sabato, 31 marzo 2007

Dico troppo per

Andrea Bruno.

Diocristo differito mi lavo la faccia nel bagno
 
 nell'altra stanza il papa condanna le leggi contro natura non si offenda qualcuno se Dico
forse tutte le leggi sono contro natura,tutte le religioni, il mio capo quarantenne ha comprato la playstation tre passa tutte le sere a giocare alla playstation tre, forse difende la famiglia e come tutti i cattocomunisti pensa alla formazione del partito democratico io invece non seguo io bestemmio fin dalla mattina intanto che mi lavo la faccia e non parlatemi di politica che son tre anni che mi turo il naso anche il sindaco di roma non parla di politica il sindaco di roma scrive libri e fa beneficienza è uno dei candidati del partito democratico forse questa legislatura avrà vita breve, si unisce solo quando si tratta di governare kabul ma quando è il caso delle leggi contro natura non sa cosa dire forse si vergogna forse forse il portavoce del governo è andato a puttane forse è UNA QUESTIONE DI COSCIENZA io amo le questioni di coscienza quando sono in bagno e bestemmio e mi gratto gli occhi prima di andare a dormire a volte vorrei capire perchè la mia coscienza mi impedisce di scappare
      

Dico troppo per quello che so,
questa è la sola cosa che so.

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categorie: documenti
sabato, 24 marzo 2007

La danza delle onde

Katsushira Hokusai.

Dolce A.,
mi chiedi che fine ho fatto ma non c'è mai fine in quel che faccio, mi sono imbarcato su questo vascello senza direzione e non ho avuto ancora il tempo di cominciare. Mi hanno scelto perchè so fare bene i nodi infatti non faccio altro che nodi, annodo le vele agli alberi e gli alberi alla nave, la nave al mare. Di certo qui non sono l'unico che sa annodare ma gli altri hanno impegni più urgenti a cui badare, devono tenere la rotta e osservare il mare e schivare le onde più cattive per tenerci tutti al sicuro. Così il mio mondo è fatto di tutti i nodi che faccio e che dimentico, il mio mondo è questa nave e queste facce che mi ordinano di annodare, è questo mare che si fa temere. Forse è un mondo piccolo rispetto al tuo ma ci si sta bene, perchè il mare è profondo e superficie, specchio increspato su cui sfregare gli occhi. Ce ne vogliono di nodi per trovarlo banale. Dolce A., mi dici che sono inaffidabile e distratto, ma quando ascolto le onde carezzarmi il petto le mie mani tremano e il cuore si accoccola al ritmo delle onde. A volte mi prende la nausea a volte vorrei scappare, però quando le onde son così alte che non si vede orizzonte, quando la nave trapassa il muro d'acqua e ne esce dall'altra parte, così pulita e intatta, così impettita, sento una gioia tanto folle che non si può dire. E la terra diventa un'ombra insensata, la tua casa una fotografia sbiadita. Dolce A., non biasimarmi per la tua infelicità. Non è che un filo che hai scordato di annodare. Io non ho paura del mio mare. Io danzo, felice, con le onde.

Tuo,   

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categorie: debiti
sabato, 17 marzo 2007

Giochi di guerra

Jacopo Vecchio.

Da bambino giocavo alla guerra. Indossavo l'elmetto e prendevo il fucile. Andavo nel bosco a uccidere i miei vicini di casa. Mi nascondevo tra l'erba alta per assaltare il forte e annusavo l'odore dell'attesa tra un attacco e l'altro. D'inverno il freddo mi pizzicava le mani, d'estate il sole mi bruciava la faccia. Nel cielo di carta azzurra e cenere i corvi disegnavano alfabeti che non sapevo comprendere. A volte scendevano in picchiata contro i miei occhi a strapparmi la faccia di tutti i giorni. Quel pomeriggio venne anche Nicole - le grandi tette di Nicole sotto il maglione blu. I corvi si nascondevano tra gli alberi a mangiarsi il mio imbarazzo voglioso. E c'era questo silenzio nelle cose, nel mio respiro calmo, che si faceva sopportare. Avrei potuto sopportarlo per sempre.  

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categorie: differite
martedì, 13 marzo 2007

La luna è una ferita

Francesca Quatraro.

Il giorno in cui mi innamorai della mia penna biro c'era una luna così vuota in cielo, una ferita così profonda su quel sipario nero che pareva che tutto l'inchiostro del mondo fosse stato versato per risaltare quello spicchio di luce.

Me ne stavo seduto come al solito a fare niente, cioè a riflettere sui mali del mondo cioè a fingermi artista incompreso con il blocco degli appunti poggiato sul ginocchio in attesa di una aspra ispirazione quand'ecco che il riflesso della luna galeotta mi accende l'entusiasmo per quell'oggettino umile e prezioso che tengo tra le dita.

Così mi fermo ad osservare la delicata struttura della punta fine, indugio sulla liscia sagomatura del tappo nero, mi rifletto su quel corpo trasparente da cui emana la bruna anima d'inchiostro, e traccio linee sulla carta per avere conferma della sua esistenza che nel contempo mi inquieta e mi emoziona.

Sono tutto un batticuore a ogni suo tocco. Ammiro la sua eleganza e la sua triste docilità. Le scrivo lettere d'amore appassionate, usando la sua anima per dar voce alla mia. E capisco la meraviglia e la paura di innamorarsi di parole estranee. Così mi scrive, in una lettera:

"Non devi avere paura. Prenditi il mio bacio. Non è che una parola che significa bacio. La luce che filtra da quella ferita nel cielo, lo sai da dove viene? Forse viene dal mondo dove tutte le nostre speranze si sono realizzate. Forse laggiù non avrei bisogno di parole per baciarti, o per volerti bene."

Fu così che, in quel mondo oltre la luna, mi lasciai innamorare dalla mia dolce penna biro.

Verrà il giorno in cui le sue parole smetteranno di significare amore e la sua anima si esaurirà nel raccontare la mia. Quel giorno raccoglierò le sue spoglie e le getterò nel cestino. Poi, senza indugi, mi getterò incontro a nuove ferite nel cielo notturno. Contemplerò la luce oltre la luna e vi cercherò nuove parole d'amore, nuovi mondi impossibili in attesa del prossimo risveglio.

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categorie: dipendenze
sabato, 10 marzo 2007

Edizione straordinaria

Joe Sacco.

Daniele Mastrogiacomo. Bel nome, per uno che deve farsi rapire. Qualche mese fa stavo anch'io per andare in Afghanistan. Questa mia amica infermiera conosceva un tale carabiniere che ci passa sei mesi l'anno da quelle parti. Lo fa perchè lo pagano bene, dice lui - ancora un paio d'anni, poi basta. E insomma, io e l'amica mia, ci stavamo pensando seriamente. Credevamo che saremmo stati a nostro agio laggiù. La guerra è una succosa fonte di ispirazione per un viziato occidentale e in Afghanistan c'è la guerra quella vera, coi proiettili che ti passano a pochi centimetri dalla testa. Poche parole a vanvera, pochi trafiletti sui giornali e tanto sangue e merda e polvere da mandar giù. L'idea mi divertiva. Fare l'inviato di guerra è il sogno di chiunque aspiri a diventare giornalista. Sarei stato embedded, il che significa che sarei rimasto al sicuro coi soldati e avrei scritto qualche cosa per qualcuno, magari. Per qualche giornale on line o su un blog, come faceva Baldoni. E come Baldoni avrei aiutato i carabinieri e la croce rossa. Mi sarei sentito utile in quella miseria. Avrei preso accuratamente nota degli incidenti, il numero dei morti, la povertà e la fame della gente. Avrei trovato qualche storia buona da raccontare ai nipotini e con la mia telecamerina avrei girato qualche filmato da trasmettere su Rainews24 per la gioia di qualche nottambulo annoiato dai soliti programmini porno. Avrei dimenticato internet e le mie comodità casalinghe, avrei ripulito la mia coscienza sporca. Poi magari, se mi andava proprio di culo, mi rapivano pure. Un vicolo sbagliato, un'intervista malandrina, un poco di ambizione o di curiosità da principiante e ti ritrovi con le mani legate e la testa dentro un sacco ad ascoltare voci fanatiche di ragazzini zelanti, mentre in patria partono subito i lanci di agenzia, gli appelli televisivi, le dichiarazioni dei politici, le trattative coi rapitori o presunti tali. Tutti quanti a pronunciare il mio nome, a mostrare la mia fototessera, a organizzare affollate manifestazioni. Qualcuno tesse le mie lodi. Qualcun altro mi accusa di andarmela a cercare. C'è una meravigliosa ciclicità in questo spettacolo della guerra. Una ritualità ansiosa che scardina la banalità del nostro divertimento, in attesa della prossima edizione straordinaria.

Non ci siamo mai andati in Afghanistan, io e quella mia amica. Lei era impegnata in un trasloco e aveva tutti quegli esami da dare. Io pure, avevo i miei casini - ora che ci penso, sono mesi che non ci sentiamo.

schizzato da: davizz alle ore 15:44 | link | commenti (5)
categorie: documenti
giovedì, 08 marzo 2007

Le mie arpie

Dino Battaglia.

Deficiente!, mi urlano le arpie appollaiate sopra il tetto della mia stanzetta per la notte mentre cerco invano di pigliar sonno. Sei proprio un pocodibuono, un buonoanulla, dovresti vergognarti di questo tuo ridicolo ciarlare. Ma io sto zitto, dico io, non apro bocca, faccio proprio come dite voi, sciocche vecchiacce dall'alito puzzone. Tu ci ascolti perchè ti fa comodo, ecco la verità! Che senza le nostre parolacce saresti morto, saresti una nullità.. e la notte è tutta un prendersi a male parole, io e le arpie mie, mentre dalla nebbia erompono silenzi che non voglio ascoltare e questo è tutto quel che posso dargli, alla fine, è tutto quel che posso chiedergli, qualche carezza cattiva da gettarmi addosso prima che sorga il mattino a bruciare le loro ali.

schizzato da: davizz alle ore 22:58 | link | commenti (7)
categorie: disturbi
sabato, 03 marzo 2007

Il taccuino delle occasioni perdute

Peter Kuper.

Disobbedisci alla tua natura. è sfiancante sfuggire alla realtà. Ora hai bisogno di ritrovare un po' di sanità. Dopo la trentasettesima occasione perduta, ti sei dato l'abitudine di segnarti su un taccuino le cose urgenti da fare.

Domani non alzare la voce.
Domani non sognare nulla.
Ricordati di pagare le tasse. Svegliati presto e fai una colazione abbondante. Non lamentarti. Non preoccuparti fino a che qualcuno non ti chiede di preoccuparti.


Nella vita bisogna saper cogliere le occasioni. perciò porti il taccuino nella tasca della giacca. Guardi il mondo con occhi obliqui. i rumori convincenti. le promesse di vita migliore. Sono segni gradevoli che tutti possono capire. A volte riesci a leggerli con convinzione, ma in genere sei distratto e poco propositivo. Apri di nuovo il taccuino.

La prossima settimana devi essere felice.

La tua scrittura è illeggibile per quelli là fuori. Sono tutti così sani là fuori. i loro destini già scritti sopra i muri del mondo. Il tuo invece lo scarabocchi sopra il tuo taccuino tascabile. Lo apri ogni volta che non ti ricordi come ti chiami e di che segno sei. cosa occorre fare per essere felice, o per sembrarlo.

Non piangere.
Non ridere.
Non essere arrogante.
Non fare il bambino.
Non sembrare più vecchio di quello che sei.

Ecco. alla fine dei conti. Anche la felicità. è una questione di metodo.

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categorie: debiti

Chi sono

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Il disegno ci concernerà come una parola decisiva, risveglierà in noi la profonda disposizione che ci ha installato il nostro corpo e con lui nel mondo porterà l'impronta della nostra finitudine, ma così, e proprio per questo, ci condurrà alla sostanza segreta dell'oggetto di cui prima non avevamo che l'involucro. (Merleau Ponty)

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Credits

Il disegno sullo sfondo è opera di Dave McKean.
Le immagini a corredo sono copyright dei rispettivi autori.
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