
Maurizio Ribichini.
DissolviMI DissolviTI DissolviTI
Dovresti stare a terra e invece.
Invece,
Alzi le braccia
al cielo e
declini le tue dissolvenze e
guardi il finestrino bianco e
dovresti raderti più spesso e
domani a lavorare e
quel tale che ti fissa e
il tuo mondo troppo vuoto e
magari un'altra vita e
che voglia di fumare e
non sei per niente stanco e
tua madre non ti parla e
quel libro da finire e
levati 'sti occhiali e
hai finito il credito
del cellulare e
ti senti
così tranquillo e vuoto
così
asciutto
che potresti innamorarti
di chiunque
potresti uccidere
chiunque.

James Kochalka.
Difficile essere prudenti, infatti arrivo sempre tardi. Sapete, lavoro nella pubblicità. Invado spazi liberi con qualche messaggio suadente. Non c'è niente che non abbia prezzo a questo mondo. A me mi pagano per calcolare il valore delle parole. Marchi registrati come amore, sesso, verdura, emozione, commozione, droga, devolution e blablabla. Un sacco di parole preziose. Solo le bestemmie paiono scarsamente performanti, al momento. Magari tra qualche tempo, chi sa. A volte mi vergogno, a volte questa vergogna mi piace. Scrivo canzoni mute per pianisti monchi. Scrivo su un moleskine regalatomi da un tale che mi deve dei soldi. Scrivo poco, al momento, scusate. E' che il tempo è denaro. Non ho tempo nemmeno per badare alla caduta del governo o a quella dei miei capelli. Cammino, mi muovo. Non sto mai fermo, anche se arrivo sempre tardi. Il mio oroscopo dice che ieri sono morto.
Lyonel Feininger.
Distrattoda una vaga indignazione, con le stringheslacciate che mi sgambettano le caviglie, prendo il primo treno che trovo alla stazione come mi hannodetto quellilà ma per andare dove? chiedoio, e chilosa.
Occhei rispondo che tanto non ho nullada fare, nullada pensare, sono diventato vecchio afuriadi viaggiare, a volte è stata più divertente l'attesa e a volte sono sceso prima che il treno si fermasse ma stotreno mica si capisce dove vuole andare, allora mi siedo su una poltrona vuota che ho ancora le stringheslacciate.
Mi travesto da invisibile mentre il paesaggio corre spedito fuori dal finestrino, i campi le case le stazioni, le macchine che vannoall'indietro e gli spazi che cambiancolore, prima giallibianchiblu poi blubianchigialli, ascolto gli altri passeggeri parlar di coseloro e ricordarmi l'arrivo del controllore.
Mimbarazza star su un treno dove sta anche un controllore, le manisottili che afferrano i biglietti e la faccia che si compiace della disciplina, vabene bravitutti diecielode, ma signorina cos'è sta piega birichina? un biglietto non è fatto per stare sottoilculo, se lo tenga per favore in un luogo più sicuro.
Mi alzo di fretta dalla poltrona vuota e cammino verso la parte opposta al controllore, qualcuno macchiappa qualcuno minciampa, per non cadere entro nella toiletta dove un tale già seduto sulla tazza mi fissa con la faccia paonazza e stiatranquillo santodio, son senzabiglietto pureio,
Mi infilo dentro un altro vagone ed altriancora finchè non mi fermo nell'ultimo vagone con tutto il treno allemiespalle e con quelpoco che mi resta da sperare
che arrivi presto lastazione, che scoppi larivoluzione, che il treno deragli prima che mi debba vergognare.

Fabrice Neaud.
Deja vu. Sai quando fissi un punto e ti ricordi di averlo fissato. E ti dici: io questo respiro l'ho già respirato. Un tale barbuto ti chiede una sigaretta e ti accorgi che è tale e quale a te. Gli rispondi che No, non fumo, mi dispiace. Saran tre anni che non tocchi una sigaretta. Solo l'odore, ti mette appetito. Entri in un bar. Un caffè e un cornetto alla crema. Se non le spiace ho i ticket restoràn. Quella tipa seduta al tavolo in fianco al bancone. Sei certo di averla già vista ma dove? Forse al lavoro, o all'università. Forse per qualche minuto è stata la tua migliore amica. Questo cornetto squisito. Sorseggi il tuo caffè mentre la tipa ti fissa un po' sorpresa poi ti fa un cenno, ti saluta. Sarebbe bene fingere interesse. Come stai? ti chiede con lo stesso sorriso di qualche anno fa, lo stesso sguardo alla deriva che ti faceva male ogni volta che. Accenni una risposta chiamandola per nome. Ti accomodi di fronte a lei, col caffè in mano che si sta a freddare. Ti racconta dell'esame che non riesce a passare, il professore innamorato, la tesi da finire, quel lavoro che rischia di portarla via. Ti dimentichi del caffè e degli impegni da sbrigare. E quando ti domanda Cosa fai ora? le racconti degli anni trascorsi dopo che vi siete lasciati, le piccole storie dopo di te, la laurea il lavoro che non mi piace i primi quattrini guadagnati i colleghi simpatici e orrendi, e mentre parlo mi accorgo che la mia voce sta cambiando, pare più tenue più impaurita, e capisco che le cose che racconto non mi riguardano. Forse nemmeno tu mi riconosci. Afferri il cellulare prendi la tua roba mi dici Ora devo andare, mi chiami con il nome di un altro. Usciamo dal bar scambiandoci larghi sorrisi. Mi chiedi una sigaretta. Te la offro volentieri.

Danijel Zezelj.
Diluvia la città. Le strade che si sciolgono nell'inchiostro. Le nubi dei palazzi accumulate in vacue promesse. Il passato snodato di fronte agli occhi, il futuro già svanito alle spalle. Senso di colpa. Senso di colpa.
Questa città non ti appartiene. Sei lontana da questa città.
I passanti macchie sfocate, le auto rumori tra una canzone e l'altra. I grattacieli millenari di ferro e vetro trasparente. Una goccia ti chiede da accendere prima di frantumarsi. Ti nascondi la faccia dal freddo. Le mani bianche infilate nelle tasche.
La luce che taglia i cantieri antichi, la piega del vestito appena lavato. Le ombre allungate mentre aspetti un sorriso qualunque. Come i sorrisi nelle fotografie. Tu sorridi sempre nelle fotografie.

Sergio Toppi.
Domenica senza calcio. Maledetta domenica. Come riempire il tempo? Nessun teppista in giro, nessuna bomba carta. I muri dicono ACAB, All Cops Are Bastards. Meno Uno. Carletto Giuliani Vendicato. I muri dicono la verità? Il bambino sfila con la divisa del poliziotto suo padre morto. I vecchi signori sudati garantiscono: domenica prossima si recupera. Meno male, aspettiamo lo scontro di vertice. Il mondo è un pallone da calcio.
«Il calcio non può chiudere, i morti sono parte del sistema. La Fiat per rilanciarsi non si è certo fermata».
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George Herriman.
DRIN.
Pronto.
Parlo col poeta Destikaziy, Nestor Destikaziy?
In persona.
Da molti anni la seguo e desideravo incontrarla. E' un onore oltrechè un piacere per me poterle parlare.
La ringrazio molto.
Ho letto tutte le sue poesie. Una più bella dell'altra. Ma la mia preferita in assoluto rimane "il pianto cristallino della rugiada in fieri". Un vero capolavoro, a mio giudizio.
Strano. L'ho sempre trovato uno sterile esercizio letterario.
Sa, io sono alta un metro e ottanta. Sono bella e formosa. E' solo per mia scelta che non ho un uomo. Il fatto è che mi sono innamorata perdutamente di lei. Posso innamorarmi perdutamente di lei?
Se ci tiene. Certo.
Io la immagino bello e moraccione, con la chioma fluente e lo sguardo profondo. Posso immaginarla così?
Non sono esattamente così.
Ecco, appunto, lei non mi da soddisfazione ma io la vorrei tanto incontrare. Posso incontrarla?
Vede, credo che rimarrebbe delusa.
Lei non mi capisce. Lei è così aggressivo. Non sa quanto io la stimi e la desideri e la ami.
Temo di non conoscerla così bene.
Lei è un gran poeta ed è uno stronzo, Destikaziy.
A tratti.
Fa il difficile perchè non vuole ammettere che sono più brava di lei e inoltre potrei avere tutti gli uomini che voglio.
Non lo metto in dubbio.
E' solo un poeta di quart'ordine. Se non fosse per internet non se lo filerebbe nessuno.
Questo lo so, grazie.
Non mi prenda per il culo, Destikaziy. Lei è indisponente e poco propenso al dialogo coi suoi lettori.
Con certi lettori, senza dubbio.
Posso mandarla a fare in culo, Destikaziy?
Se proprio deve.
La smetta di rispondere ogni volta, mi da ai nervi.
D'accordo.
Non voglio che mi da sempre ragione. Mi tratti male, Destikaziy.
Non vedo perchè dovrei.
Lei non ha spina dorsale Destikaziy. Lei mi vede solo come un oggetto. Mi sta molestando da un sacco di tempo. Io la denuncio, sa?
Se vuole la tratto male.
Lei è un violento. E vuole sempre avere l'ultima parola. La odio con tutta me stessa. Stia zitto.
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