mercoledì, 31 gennaio 2007

La mia dolce introspezione

Quino.

Dice quel pazzo del mio psicanalista, dice: sei superficiale, emotivo, poco introspettivo. Ti affidi alle emozioni, gli dai sempre ragione e quelle per risposta ti scappano dalle mani. Questa è buona. E io che mi credevo così profondo. Tutte quelle parole che mi tappezzano la stanza e manco una che mi faccia un sorriso, ma che importa. Sto bene con me stesso quando non mi do retta. A volte sono tanto profondo che perdo tutto dalle mani. Le monete che metto in saccoccia, chi le ritrova più? 

Appunto, dice quello, è lì che ti sbagli. Datti un tono, davizz. Parla con l'Altro, non trattarlo da scemo che l'altro sei tu, eccetera.

Allora divento scemo, mi guardo le spalle. Mi introspettisco. Mi sveglio presto la mattina e mi introspettisco. Assonnato faccio la pipì e sono già tutto introspettito. Vado alla stazione e quasi non mi accorgo che il treno parte, tanto sto comodo nella mia introspezione.

Ora mi sento molto meglio. Lavorare mi è molto più facile. Mi compiaccio del non aver niente da dire e le monete non le perdo più. A volte perdo il treno, ma questo è il minimo prezzo da pagare per diventare introspettivo.

Giusto?

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categorie: debiti
lunedì, 29 gennaio 2007

Oggetto d'amore

Kent Williams.

Disteso sul letto ad annusare l'odore della coperta color crema e lei sdraiata in fianco a me che forse dorme... osservo la linea bianca del suo corpo e il suo respiro lento misto al mio veloce come ho fatto ieri e ieri l'altro e l'altro ancora... Ieri dormiva nella stessa posizione e la sua nuca era la stessa, la pelle gialla e l'odore della luce che filtra pungente dalla crepa nella finestra... solo quel piccolo foruncolo rossastro dietro il collo le dava un senso di imperfezione... ma forse questa sera siamo tutti un po' più stanchi e più indifesi... è bello reincontrare vecchi amici dopo tanto tempo... e come sei cambiato, ma pure lei, mi sembra un'altra... e non preoccupatevi se mastica lentamente e ride di continuo e avanza tutta quella roba dentro il piatto... non è che non apprezzi, è solo un po' distratta... e cosa importa se scappa alla toilette a ficcarsi due dita in gola con la scusa di incipriarsi il naso... mi piace che non si accontenti, per questo non le do soddisfazione... e oggi è come ieri e come l'altro ancora... Domani mattina gioirò della sua forma perfetta, l'ambizione vorace del mio oggetto d'amore. Poi, forse, la lascerò...

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categorie: dipendenze
sabato, 27 gennaio 2007

Dormire in piedi

Officina mezzaluna.splinder.com

Francesca Quatraro.

Dimmi parole che non so. Parole mai masticate, parole senza colore, parole incantate, disegni in forma di parole, bestemmie che spazzino via la quiete, fammi piangere e ridere e sperare di dire ancora altre parole.

Sai che le parole non dicono mai la verità, le parole hanno sempre due significati, le tue parole mi confondono, mi nauseano, mi incazzano, mi decidono, le tue parole mi finiscono, le tue parole.

Allora chiudo la bocca, dormo in piedi. La mia parola ormai è finita. Che la mia ombra si faccia vita.

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categorie: dizionari
mercoledì, 24 gennaio 2007

Lo scherzo dell'angelo pallido

Gianluca Costantini.

Dietro il fumo c'è una curva e non la vedo, proprio là dietro il fumo e oltre il vetro, una curva stretta non segnalata che dà su un dirupo alto un metro sopra un campo di terra dura che ha visto tante macchine finirci dentro, lamiere rotolanti e sirene di ambulanze e cestini di fiori per i più distratti ma la vedrei quella curva maledetta se solo non abbassassi gli occhi come uno scemo, se restassi concentrato sulla strada e sulla curva nascosta dietro il fumo invece di badare alla cenere di sigaretta che mi è appena caduta addosso.

Abbasso gli occhi ma giusto per un attimo, il tempo di guardare dov'è caduta la cenere e staccare la mano dalla leva del cambio per levarmi la cenere di dosso e imprecare a bassa voce contro la sorte cattiva che me l'ha fatta cadere sulla camicia proprio mentre quella curva maledetta sta sbucando dietro il fumo che respiro.

Mi viene la vertigine volando oltre il fumo e oltre il vetro, sopra il campo di terra dura e le nuvole basse fino a un angelo pallido che mi accoglie col suo sorriso pallido.
E l'angelo pallido mi dice:
Per di qua, scemo.
Ed io lo seguo senza spiccicar parola fino alle porte del paradiso.

Io non credo negli angeli pallidi ma una volta sono stato vicino a incontrarne uno. Non credo neanche al paradiso però è così che vorrei che fosse, pieno di luci e cattedrali e scarabocchi messi insieme, tanti colori pasticciati che non avevo mai visto nè creduto. Forse neanche l'angelo pallido crede al paradiso ma quella volta mi ha fissato come se volesse convincermi. Nei suoi occhi mi sono visto ritratto all'incontrario, e non so se in quel momento ho riso più io o più lui.

schizzato da: davizz alle ore 00:17 | link | commenti (14)
categorie: differite
lunedì, 22 gennaio 2007

Dipendenze

Suehiro Maruo.

Dipendesse da quest'umile servetto del potere, saremmo tutti incatenati alla tivù. Tutti liberi di scegliere un tasto del telecomando, con la faccia bella arzilla a scandire il palinsesto e le ore che corrono veloci tra un videoclip pornochic e una partita di pallone e una litigata tra politici e un reality show. Dipendesse da me, non dovremmo preoccuparci del vuoto valoriale della nostra società nè del tempo che farà domani ma assistere impassibili agli spazi vuoti che interrompono la pubblicità. Non perderemmo tempo in robe inutili come amarsi e parlarsi e scopare ma solo blog e letteratura fai-da-te, e per conoscersi solo spazi ben definiti come le finestre per chattare, belle colorate e piene di annunci su cui posare lo sguardo mentre si aspetta che si attivi la webcam. Dipendesse da me, per parlare non ci sarebbe bisogno di far uscire la voce, chè la voce è ingannevole e difficile da conservare, invece solo immagini e figure da condividere sopra un foglio sponsorizzato, al limite una telefonata per pagare almeno il tempo della conversazione che il tempo è denaro e questo non dipende da me. Dipendesse da me non ci sarebbe tempo perso ma un unico strumento su cui tracciare la vita e i suoi movimenti, uno spazio di individualità in cui scambiare umori e costruire profondissimi fragili legami e sentirsi parte di una collettività trasparente e facilmente profilabile dagli istituti di ricerca. E persino il sonno, persino i sogni sarebbero luogo perfetto di annunci e comunicazione, così anche tu potresti sognare di acquistare la pistola dei tuoi sogni con lo sconto del 40% senza costi aggiuntivi o sensi di colpa. Pensa che meraviglia. Potresti uccidere il tuo vicino di casa tutte le volte che ti va. Ah, se dipendesse da me...  

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categorie: documenti
sabato, 20 gennaio 2007

Messo in mezzo e non è colpa mia

Giacomo Nanni.

Dovevo sparire, mettere la testa dentro la sabbia, darmi per morto, e invece no. Prima Spari d'inchiostro mi mette in mezzo, e io abilmente (?) sfuggo. Poi la Vipera Venerea, che si sa essere diavoletto rosso oltrechè vegetariano, e vuole proprio sapere che m'invento. Cinque cose cinque che gli altri non sanno di me, e probabilmente se non le sanno è perchè non gli interessa saperle, no? Il fatto è che quando parlo di me mi imbarazzo, e poi lo so - lo so - che gli altri hanno cose migliori da fare... Va beh, su, non fare il solito snobbetto del cazzo. Eccole qua, cinque cose che gli altri non sanno di me. Ora - sicuro -dormiranno sonni più sereni.

2 - vorrei essere Alessandro Baricco. No, non intendo solo scrivere come lui. Intendo proprio essere lui. Fondare una scuola inutile per scrittori avariati. Tirarmi indietro la chioma come fa lui. Essere pagato per scrivere vaccate su un giornale qualsiasi. Prendermela coi critici che mi vogliono male. Illudermi di essere un grande scrittore solo perchè sono stato tradotto in venticinquemila lingue, che tanto non le capisco nemmeno, ma chisse ne.

10 - Non sono capace di fischiare. Se sapessi fischiare fischierei da mane a sera.

12 - In camera mia c'è una chitarra rotta che non so usare. Conosco solo i tre accordi di Smoke on the water dei Deep Purple, che voglio dire la sanno fare pure i bambini. Passo le domeniche pomeriggio a suonare e risuonare quella canzone lì, sperando che un giorno mi venga proprio come me la immaginavo.

17 - Saran due anni che non leggo un libro fino alla fine.

18 - Scrivo perchè mi annoio. Se la mia vita fosse divertente, di certo non scriverei una parola. Quando anche scrivere inizierà ad annoiarmi mi darò alle bocce, magari. O al curling.

Finito. Passo la patata bollente a ehm, vediamo. Manentia, Mariastio, Opposite, Buonipropositi e ElenaRai. Non odiatemi. Al limite, fate finta che non mi leggete.

schizzato da: davizz alle ore 15:25 | link | commenti (13)
categorie: dubbi
giovedì, 18 gennaio 2007

Nadir

Chris Ware.

Da vecchio disumano contorto, le mani avvolte dalla carne sottile, amava talvolta rifugiarsi all'ombra del suo giardino cubico e fingere di annusare l'odore dei fiori di plastica che si spandeva aspro nel mare della disperazione

                            allora, con abbastanza fantasia, avresti potuto cogliere una breve scintilla balenare dal suo cuore avido, un desiderio antico di parole che sgorgava tra il sole sopra la sua testa e l'ombra sotto le sue scarpe, così muta a volte, così profonda, che dava vertigine

[E immaginavo il mio passato chiuso tra le parole, sempre le stesse parole da vivere e appuntare per quando sarò vecchio, e mi vergognavo delle mie lagnanze, quelle inutili riunioni, quegli urgenti obiettivi, mi vergognavo e mi lagnavo, mi lagnavo di vergognarmi]

                       l'avresti visto contorcersi o forse cantare, l'avresti trovato nudo sotto le sue scarpe a trascinare fantasmi perfetti e luci mai viste, l'avresti indovinato morire nel sole e ridendo cadere senza più scopo oltre a quella caduta, senza desiderio più alto che toccare un'ultima volta l'ombra profonda del suo nadir.

schizzato da: davizz alle ore 23:11 | link | commenti (7)
categorie: differite
domenica, 14 gennaio 2007

Io sono la mia paura

Igort.

Di tutto ho paura. Mi fa paura guidare e camminare. Mi fa paura volare o prendere l'ascensore. Mi fa paura il mio odore quando ho paura. Mi fa paura la pioggia bagnata sulla carrozzeria. Mi fa paura una macchina davanti alla mia. Mi fa paura quel coniglio bianco che sto per ammazzare. Mi fanno paura Bin Laden e Bush al telegiornale.

Mi fa paura il traffico del sabato al centro commerciale. Quel desiderio facile da realizzare. Ogni respiro strappato al mio pacchetto di pallmale. La mia faccia al mattino che di giorno resta uguale. Le gentilezze delle persone gentili,

che non capisco il motivo. Mi fa paura scoprirmi vivo. Mi fa paura la mia fortuna, per non parlare della sfiga. Mi fa paura mettermi in riga. La nebbia cialtrona di voghera, la luce vicina di questa sera.

Mi fa paura quando mi sento bene. Quando non ho paura di niente. E le scemate che scrivo e che sento. Mi fa paura il mio divertimento.

schizzato da: davizz alle ore 23:55 | link | commenti (20)
categorie: dipendenze
sabato, 13 gennaio 2007

Città vuota

Jacques Tardi.

Di cosa mi occupo. Domanda difficile. Io mi occupo di vite umane. Quanta gente è arrivata quest'oggi, quanta se ne deve andare. Cose così. Non è un brutto mestiere credo. E' un mestiere in cui le cifre sono importanti.

Per dire, se scrivi un quattro al posto di un tre, succede un guaio. A me è capitato una volta. Ero all'inizio del tirocinio, tante cose da imparare in pochi giorni. Sopra un documento ho scritto 2.657 decessi e invece ho sbagliato, erano solo 2.457. Poca cosa, direte voi. Macchè. Duecento morti da aggiungere, non è mica uno scherzo. E' che quando sei alle prime armi certi dettagli sfuggono. Perciò ti tocca sistemare le cose da solo, coi vecchi metodi.

Una volta si lavorava in modo dozzinale. Coltelli, fucili, cannoni, qualche bomba lanciata a mano. Da qualche anno in qua le procedure si sono affinate. Mettere la gente in fila, farli lavorare. Usarli finché sono utili. La specializzazione delle competenze ha creato figure molto preparate. Sissignore. Esistono macchine così precise che, se ora volessi uccidere una persona dall'altra parte del pianeta, potrei farlo comodamente da casa mia, schiacciando un pulsante. Nessuna responsabilità, nessun rischio, massima efficienza. Questo è il vero grande miracolo dell'uomo. La tecnica ha salvato l'uomo, lo ha reso migliore. Gli ha dato uno scopo fuori da se stesso.

Se mi pongo problemi di natura morale? Ma che dite. Come potrei. Qui attorno, tutti mi fanno i complimenti. La mia responsabilità finisce nel momento in cui timbro il cartellino e torno tra le mura di casa. Sono un buon padre di famiglia, una persona seria e corretta. Come chiunque altro, mi indigno di fronte alle cronache dei giornali. Credo che l'uomo sia una bestia stupida, ma non cattiva. Credo che sia mio dovere lavorare affinchè l'uomo progredisca dal suo stato bestiale per elevarsi alla sublime bellezza di un cristallo prezioso.      
 
Cosa sogno. Non sogno spesso, ma a volte mi capita di immaginarmi dentro una città vuota. Io, unico supersite, cammino tra i sassi. Sopra un ponte scorgo la luce dell'avvenire, una luce così vivida che mi riempie il cuore di gioia. Allora comincio a correre verso la luce. Corro finchè non ho più fiato, finchè le membra non sono diventate di vetro e il cuore di metallo. E mi sento felice come un bambino, pur non raggiungendola mai.

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categorie: discipline

Chi sono

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Nome: Davizz
Il disegno ci concernerà come una parola decisiva, risveglierà in noi la profonda disposizione che ci ha installato il nostro corpo e con lui nel mondo porterà l'impronta della nostra finitudine, ma così, e proprio per questo, ci condurrà alla sostanza segreta dell'oggetto di cui prima non avevamo che l'involucro. (Merleau Ponty)

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Credits

Il disegno sullo sfondo è opera di Dave McKean.
Le immagini a corredo sono copyright dei rispettivi autori.
Per contattare Davizz: la mia mail.

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