domenica, 11 maggio 2008

Pausacaffè

Michelangelo Setola.

In macchina ascolto OFFLAGA e decine di spilli mi pungono la gola e scusami se fumo nonostante questo, il fatto è che sto perdendo il senso della bellezza, non è una scusa credimi, ma quando si perde questo senso si diventa grandi e si sfugge allo stupore, tutti seri come cannibali modaioli, si resta concentrati su quello che si ha da fare, le parole nuove da coltivare, non c'è neanche un ritmo buono su cui appoggiare le scarpe, una sigaretta buona dopo il caffè o una tristezza isterica da consolare, ho bisogno di un'idea per rilanciare la NUTELLA su internet ma che bisogno c'è di rilanciare la NUTELLA su internet, dico io, forse mi stai prendendo in giro, forse non ti scopri più felice quando hai fatto il tuo dovere, una buona prospettiva per l'indomani professionale o il regalo alla mamma per la festa della mamma, e ti sforzi a trovare nuove solitudini, sempre in cerca di nuove solitudini, ben educato dai tuoi elettrodomestici, questa volta chi hai tradito per lavare la macchina, quale inganno per berti un caffé in solitudine, e ti senti in colpa quando perdi una puntata del tuo programma preferito, ieri sera GERRISCOTTI mi ha mandato a cagare, ha ragione pure lui, non lo seguivo più da tanto, avrei dovuto almeno fargli sapere come stavo.

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categorie: discipline
sabato, 03 maggio 2008

Fenomenologia delle tue tette

Armin Barducci.

Dopo pranzo o meglio colazione, gli occhi sanguinanti di una notte troppo corta e hai ragione quando dici che questo tempo è un po' crudele, ci sarebbero progetti più gentili da pensare, questo pranzo che ti fa ingrassare e che ti vien da vomitare, invece sai che questa notte non ti ho dato retta, ho pensato ad altro, sognato un collega con il telefono in mano che parlava di comunicazione, mi parli di fame nel mondo e ti guardo le tette, la fenomenologia delle tue tette è un argomento che mi affascina, ci deve essere un modo comodo per venderle prima che qualcuno te le rubi, il giornale on line mi fa sapere che ha vinto lui allora faccio un bel respiro e mi riprendo la notte per scrivere o per leggere mister no e immaginare nuovi percorsi di fuga da questi sogni così corti, ma sono sicuro che hai ragione tu, questo mondo è una merda o forse non hai digerito. E pure io dovrei - so che dovrei - smettere di fumare.

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categorie: dipendenze
giovedì, 01 maggio 2008

Ballatina dello smemorato, parte 2

Serge Bloch.

Ditemi voi cosa sono diventato. Se lo avete capito

fatemelo sapere. Mi dimentico le cose che dico. Questi

tempi interessanti non meritano la mia attenzione. Ditemi

quale cognome portare. Vorrei parlare di altro ma nella

vita parlo solo di altro. Ditemi voi cosa. Magari lo sapete.


Un tempo rubavo libri, ora spendo per un vestito la metà del mio stipendio. Ho perso il punto della storia, ditemi voi il finale. Ho perso lo stupore e indignazione. Sento dalla tivù urlarmi vaffanculo. Ditemi voi se è il caso. Lo smemorato spegne la tivù, ha appena preso una cerniera con cui chiudersi la bocca, si prova il vestitino nuovo e non ricorda il finale delle barzellette, questi tempi interessanti non meritano la sua attenzione, lo smemorato non riesce a finire una frase, non riesce a finire una,
Vorrei studiare questi tempi interessanti invece comincio ad averne paura. E l'orologio segna sempre l'ora di poco fa. Poco fa non soffrivo di questa nostalgia. Se ne soffrivo, non me lo ricordo.

Un tempo avevo un futuro migliore, ditemi voi se è il caso. Di ritardare qualche parola buona. Di correggere certe emergenze. Le cattive abitudini. Parlare di altro. Magari lo sapete.

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categorie: derive
sabato, 26 aprile 2008

Contemporaneo

Duccio Boscoli.

Come cibo indigesto. questa musica mi fa sentire contemporaneo. cont, tem, por, aneo.

due vecchietti vomitano ai lati della strada.

La pelle mi prude, la pelle. La pelle ti prude.

Il naso appuntito è in tono col tuo umore, il naso appuntito, ha, uno, strano, odore,

Due vecchietti vomitano ai lati della strada e si sentono grassi,

facciamo, una, ronda, evitiamo dibattiti, non cadiamo nella  tentazione di capirli, 

se aguzzi le orecchie puoi sentirli crescere, puoi sentire il grande botto che cancellerà le giustificazioni, 

 qualcuno ti ha stuprato, lo leggo dal giornale, qualcuno ti stupra.

Ho filmato la tua crescita, il mio naso che ti punge, qualcuno ha vomitato, io sono stanco della musica, la mia pelle che ti prude, sono stanco della tua linea, s,t,a,n,c,

sono ateo e

ho smesso di credermi.

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categorie: disturbi
domenica, 20 aprile 2008

Motore spento

Penelope Dullaghan.

Dovrei parlarti dei paesi in cui sono stato. Per giustificare la mia assenza. La svogliatezza non basta, non è una scusa accettabile. Dovrei farti capire che ne è valsa la pena. Raccontarti della mia stanza e degli altri posti in cui sono stato. Portarti le fotografie con i volti sorridenti. Da quasi trent'anni vivo dentro questa stanza verde. L'ho riempita di cose di caos, l'ho ripulita e riempita di nuovo. Di nuvole e caos. E di musica e di silenzio. Ogni volta che cambiavo spazio mi sentivo timido e imbarazzato. Il paese dove sono nato aveva l'asilo e le scuole elementari. La maestra mi faceva scrivere le lettere dell'alfabeto sulla lavagna con il gessetto. Mi faceva disegnare con i pastelli colorati la mia casa con il giardino e la spazzatura dietro l'albero verde pieno di frutti rossi. Il paese di fianco al mio aveva le scuole medie e facce delinquenti. Quando ho dovuto trasferirmi di là mi sembrava distantissimo. All'inizio il viaggio era lungo e noioso. Poi il tempo è diventato più stretto e i pensieri si sono dilatati. A volte i ritmi mi hanno aiutato a sopportare l'ansia, certe altre mi sono trovato nella testa solo un enorme silenzio. E ho imparato la lingua del paese di là, e spesso l'ho usata per dire sciocchezze agli abitanti del paese di là. E' da quando sono nato che imparo le lingue dei paesi in cui lavoro, in cui amo o imparo a vivere. Ora sto imparando una lingua che non suona bene. E' una lingua che non amo ma mi permette di vivere. Mi entra nella testa giorno e notte e non importa se non suona bene. Sto imparando a parlare questa lingua e talvolta riesco pure a dire qualche cosa di giusto, invece di ascoltarla solamente. Il resto delle parole, i suoni delle mie lingue passate, sono chiusi in qualche luogo fuori dal mio tempo. E c'è qualcuno che ancora si aspetta qualche sciocchezza nella mia vecchia lingua. Ormai non ricordo più quelle parole, temo che direi cose senza senso. Suoni incomprensibili. A volte mi sembra di non essermi mai mosso da qua. A diciott'anni sono salito in automobile ma non ho osato muovermi, né accendere il motore. Sono rimasto chiuso in macchina con il motore spento per anni.

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categorie: debiti
mercoledì, 06 febbraio 2008

D.missioni

Lewis Trondheim.

Dovresti sentirti, le parole che dici, le cose che pensi mentre non parli. Il governo cade con un rumore prevedibile mentre sei occupato a non occupartene (a). Difficile parlare del presente finché non ne sei uscito. E qualcuno ti chiede un'opinione e rispondi malamente, non hai un'opinione, non ho un'opinione ora, e il silenzio è tutto quel che cerchi mentre non parli. E rispondi che sei anarchico quando ti chiedono da che parte, sono anarchico rispondi e la conversazione si spegne subito e allora pensi che non era questo che intendevi quando lo pensavi, non avevi previsto questo rumore qualunquista che annulla ogni tentativo di approfondimento e ti fa sentire vigliacco ma è così comodo nelle situazioni in cui non occorre esposizione e hai bisogno di riflettere sul tuo presente per uscirne al più presto, e hai bisogno di qualche minuto di silenzio e ci sono tutte quelle cose scritte nella lista delle cose da fare.

a. E non sopporti le ragazze che non stanno mute un secondo sul treno delle otto del mattino, non sopporti quella risata interminabile che ti punge le meningi e sei sicuro che stanno parlando di qualcosa che ti riguarda, non capisci cosa stanno blaterando ma di sicuro lo troveresti straordinariamente vicino a te se solo avessi tempo di prestargli attenzione ma hai bisogno di rimanere concentrato sui tuoi problemi - pd -, questo lavoro malpagato che ti porta via, e il bollo della macchina e forse dovrei smettere di fumare e forse dovrei cominciare (b).

b. E quel tuo collega di cui forse hai già parlato forse voterà leganord ed è bello scherzarci insieme durante le pause-caffè-e- sigaretta e una volta ti ha detto che ha deciso di dimettersi perché non viene pagato abbastanza e quella volta ti ha fatto proprio ridere perché viene pagato il doppio di te (c) e così adesso ti sta lasciando un bel po' di merda da gestire al posto suo, ora che ha deciso di lasciare passa il tempo a dimenticare tutto quel che ti ha insegnato e una volta per scherzare ti ha detto che la sigla del tuo partito è come l'iniziale di una bestemmia e presto o tardi lo manderai a cagare.

c. D. porco, dice il ragazzo che comincia per D e comincia ogni frase per (d)., dovrei dimettermi anch'io e dovrei sentire le parole che dico, dovrei dirle ad alta voce e ascoltarle mentre le dico ma ho ancora così tante cose da fare, le sigarette son finite e domattina c'è una riunione cui non posso mancare e poi forse dovrei dormire e poi dovrei dimettermi e poi dovrei ascoltare le risate delle ragazze per capire se la cosa mi riguarda o non mi riguarda.

d. domani non dirai niente, neanche una parola che inizia per d. Dovresti sentirti ora, mentre lo dici. Neanche una parola.

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categorie: dubbi
martedì, 22 gennaio 2008

Capita di scomparire

Neko.

Devi sapere - se non lo sai te lo dico ora - che quando arrivo alla stazione la mattina presto, con la nebbia che mi accarezza gli occhi di bianco, un burroso spazio bianco riempito di una coltre di nebbia, la nebbia che abbraccia i palazzi e la ferrovia e le facce delle persone, e lecca le automobili lasciate a seccare dentro gli autoporti e l'erba bianchiccia che brilla ai lati dei binari, e guardo questo spazio svuotato come una fotografia sfocata, con i bordi di carta ancora umidi, con la faccia ancora intorpidita dal sonno e dal gelo che ti penetra le ossa senza discrezione, i capelli pastrugnati tirati su con la mano bagnata dal rubinetto, gli occhi ispessiti da un sogno al quale ancora penso, pur non ricordandolo più, e ancora in questo spazio bloccato, in questi minuti non del tutto collocati, dentro il flusso delle cose da fare, ecco in questi istanti talvolta mi capita di scomparire.

(Scrive: mi capita di scomparire. e guarda la carta quadrettata riempita di segni neri, punti e linee arrotondate che a stento riesce a riconoscere, adesso, e dopo averlo scritto chiude il quaderno come se l'avesse dimenticato, e a quel punto gli capita di scomparire - poco fa aveva scritto: mi capita di scomparire - e con un gesto del tutto innocuo guarda i volti delle persone e scopre che certi volti sono fatti di segni che a stento riesce a riconoscere, non c'è bisogno di scriverlo, i nasi gli sembrano delle piccole f - efffffe - scritte sopra una lavagna, le bocche come a - aaaa - di spavento o di rassegnazione, gli occhi sono o - ooooooo - sbigottite che vorrebbe cancellare - talvolta gli piacerebbe cancellarle, come quei segni che non stanno bene, come certe frasi che potrebbero non starci, per lui, e sarebbe lo stesso, alla fine)

Scrive: alla fine) e si sente d'improvviso sollevato, come se avesse fatto il suo dovere, riempito lo spazio che va riempito, i segni collocati nel giusto ordine, i punti e le virgole già sistemati, le regole rispettate, e quelle idee confuse che teneva addosso -  quelle sensazioni non focalizzate che gli provocavano fastidio e un'ansiosa urgenza di espressione, come quando hai una parola sulla punta della lingua ma scopri di non conoscerla proprio quando ti servirebbe - ora l'hanno lasciato svuotato, solo con se stesso, e il ritmo che teneva nella testa è diventato silenzio, è diventato .

Scrive: segno e lo cancella, come se non esistesse, come se fosse qualcosa che scompare quando chiudi gli occhi, che si può dimenticare come si dimentica una brutta poesia o il volto di uno sconosciuto, che si può salutare con un gesto della mano o una lettera d'addio sulla quale scrivere soltanto: Scusami.

Scusami.      

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categorie: differite
martedì, 15 gennaio 2008

Corpo di stato

Charles Burns.

Distrattamente lo persi, come si perde una moneta, come si perde una stella cometa, il mio corpo lucido, il mio corpo magro, il mio corpo imbavagliato e nudo, distrattamente lo persi, come si perde una partita, come si perde un'occasione, il mio corpo ruvido e umiliato, il mio corpo spossato, diviso, il mio corpo dipinto da pregevoli errori, il mio corpo sepolto, come un colore lo persi, come un'ossessione infantile, come un perdono, lo persi tacendo, lo persi andandoci incontro, lo persi come si perde un'ombra quando arriva il buio, come si perde una coincidenza, come si perde una voce che si allontana, come si perde una giornata, lo persi come un rumore, come una mano gelata, lo persi come una passeggiata sulla neve, come una nuotata, il mio corpo esausto, il mio corpo gettato sopra un materasso, il mio corpo affamato, il mio corpo coperto di croste, il mio corpo osservato, il mio corpo peloso, il mio corpo sudato, il mio corpo lento, il mio corpo miope, distratto come quando l'ho perduto, distrattamente, come un ricordo, come un segreto, il mio corpo deluso, il mio corpo pieno di rughe e cicatrici e pelle secca e sangue che scorre lungo le vene e le arterie e un cuore che batte il tempo che perdo, come si perde una contesa, come si perde un duello, come si perde una scommessa, come si perde un'elezione, come si perde la parola, come si perde una madre, come si perde una notte, come si perde un bottone e così io lo persi, come una distrazione, il mio corpo perduto come un documento perduto, come un cognome, come un dente cariato, come una mezzaluna di unghia, come una prima volta, come un addio, come il mio migliore amico, il mio corpo sedotto, il mio corpo viziato, il mio seme che è corpo e che è stato, il mio corpo del reato, il mio peccato, il mio ridicolo corpo, questo corpo che è mio e non è più mio, lo persi vivendo, lo persi danzando una danza costosa, lo persi pagando, lo persi come un debito, lo persi come una specie di scelta, come una specie di libertà, come se non potessi perderlo, come se fosse mio per sempre, come si perde la pazienza, come si perde la bussola, come si perde il filo del discorso, come si perde la memoria, come si perde il proprio tempo, questo corpo che è il mio tempo, distrattamente lo persi, come si perde un orologio, questo corpo che non è mio, questo corpo che è di qualcun altro, lo persi come il mondo, come il mondo, questo corpo che è mondo, questo corpo che è stato, distrattamente lo persi, distrattamente.

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categorie: discipline
sabato, 12 gennaio 2008

Discarico

Marco Corona.

Dove ho lasciato certi fogli sparsi, gli sprazzi felici del mio crucciare, (sarebbe gentile da parte tua se me li prestassi,) ho comprato uno spazio buono per nasconderli, insieme al resto del mio buonvivere, le strade coperte del mio letame non hanno argomenti di che parlare né hanno buchi dove campare, (allora dimmi) dove hai gettato la mia intenzione, la lieta novella che rende accettabili le cose più brutte, (i libri tristi,) i rumori delle cose che corrono, il vapore acido dell'ultima cremazione, (sapessi quand'è stata l'ultima volta che ho buttato un cattivo pensiero,) e ancora una volta commemoro, ancora una volta poi basta, la puzza del tuo male mi sale alle narici, mi carezza il cervello, (butta anche questo,) come una cartaccia, (nessuno lo raccoglierà) perciò ogni tanto medito di prendere un tram, (con due bagagli,) per una strada che non conosco ancora (piene di rifiuti, come alla televisione), strade piene di rifiuti come alla televisione, e il tuo sapore mi scende sullo stomaco e poi sotto le scarpe, giù fino alla mia ombra (l'ombra scura che cammina a lato dei rifiuti) ed è tutto così naturale, (tutto così naturale) che potrei gettarmi anch'io (insieme ai rifiuti), insieme alle parole, ai fogli sparsi (che non trovo più,), alla mia ombra gettata (tra quelli), a certi sprazzi (felici), ai (luoghi comuni), alle (parole) che mancano,(ai sensi che non servono,) alle intenzioni, alle parentesi (aperte) e mai chiuse), alle dimenticanze che ho lasciato là e che non trovo più. 

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categorie: disturbi

Chi sono

Blogger: davizz
Nome: Davizz
Il disegno ci concernerà come una parola decisiva, risveglierà in noi la profonda disposizione che ci ha installato il nostro corpo e con lui nel mondo porterà l'impronta della nostra finitudine, ma così, e proprio per questo, ci condurrà alla sostanza segreta dell'oggetto di cui prima non avevamo che l'involucro. (Merleau Ponty)

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Credits

Il disegno sullo sfondo è opera di Dave McKean.
Le immagini a corredo sono copyright dei rispettivi autori.
Per contattare Davizz: la mia mail.

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